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Chi ha inventato le patatine fritte? Le patate fritte furono inventate (per fare un dispetto a un cliente) da George Crum, uno chef indio-americano, che però non brevettò la propria idea. Tutto accadde una sera d'estate del 1853 al Moon Lake Lodge, un ristorante di lusso a Saratoga Springs, nello stato di New York. Un cliente esigente, il magnate nelle ferrovie Cornelius Vanderbilt, rimandò indietro per tre volte un piatto di patate che, a suo dire, non erano tagliate abbastanza sottili. George Crum, esasperato, decise allora di affettarle in sfoglie finissime, e quindi di friggerle, per renderle dure e difficili da mangiare con la forchetta. Il dispetto però ottenne l'effetto contrario a quello sperato: Vanderbilt le divorò e quel piatto divenne una specialità- Sette anni dopo, Crum aprì un suo ristorante, che offriva un cesto di patatine fritte in ogni tavolo. Ad aprile la strada al consumo di massa delle patatine fritte furono però due invenzioni successive: lo sbucciapatate meccanico (all'inizio erano sbucciate e affettate a mano) e i sacchetti studiati per lasciare intatte la freschezza e la croccantezza delle patatine, inventati dalla ditta californiana Scudders negli anni Venti.

 

 

MENO TABACCO PIU' MELE: mangia una mela, respira meglio. Uno studio condotto in Inghilterra su oltre 2.600 persone ha dimostrato che chi mangia una mela al giorno ha una capacità polmonare migliore di quella delle persone che mangiano mele solo raramente. Secondo la ricerca, inoltre, mangiare mele aiuta anche a ridurre il rischio di tumore al polmone, e stimola la resistenza alle malattie respiratorie. " Le mele contengono un'altissima quantità di flavonoidi, sostanze protettive che, dopo essere state assorbite dall'organismo, aiutano il tessuto polmonare a mantenersi più sano e a resistere meglio alle malattie", spiega il dottor John Britton, l'autore dello studio.

 

 

Quando è nata la pasta con il pomodoro? Se la pasta ha origini antiche - ne parlavano già Cicerone e Orazio nella Roma del I secolo a.C. - per trovarla abbinata al pomodoro bisogna attendere diversi secoli. Il pomodoro, infatti, è stato introdotto in Europa dopo la scoperta dell'America (1492), e devono passare altri 350 anni perché si celebri Quel felice "matrimonio" di sapori che ha fatto della pasta al pomodoro uno dei piatti più famosi in Italia e nel mondo.

Gli storici della gastronomia concordano nell'attribuire la paternità a Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino (1787-1860). Nel 1839, inserì la ricetta della pasta al ragù con pomodoro nell'appendice del suo libro Cucina teorico-pratica (seconda edizione), tra le specialità "caserecce" napoletane. Cavalcanti suggeriva "vermicelli verdi verdi" (ovvero al dente) che, una volta scolati, andavano mescolati con il sugo di pomodori precedentemente fatti bollire e passati al setaccio. Nel 1855, il piatto era già uscito dai confini regionali; i maccheroni per cui il musicista (e gastronomo) pesarese Gioacchino Rossini era famoso richiedevano "buona pasta, ottimo burro, salsa di pomodoro e parmigiano eccellenti".

 

 

Che cosa sono i fermenti lattici vivi? Il latte e i suoi derivati contengono batteri noti comunemente come "fermenti lattici", in concentrazioni che dipendono dal processo cui il prodotto viene sottoposto. La pastorizzazione del latte e la caseificazione (per produrre il formaggio), per esempio, rendono inattivi una buona parte dei fermenti lattici. Nella produzione dello yogurt, invece, si punta all'effetto opposto, ovvero a mantenere i batteri vivi e vitali.

I tipici batteri dello yogurt (streptococcus thermophilus e Lactobacillus bulgaricus) trasformano il lattosio in acido lattico, che a sua volta fa coagulare il latte, determinando la caratteristica cremosità del prodotto finale. Durante la loro vita commerciale i fermenti lattici devono, per legge, rimanere vivi e vitali: ed è per questa ragione che il prodotto dev'essere sempre mantenuto refrigerato e ha una scadenza relativamente vicina: circa un mese dalla data di produzione.

 
 

Che differenza c'è tra grana padano e parmigiano reggiano? Grana e parmigiano appartengono entrambi alla categoria dei formaggi "duri" quelli che entrano in commercio solo dopo lunga stagionatura (da un anno fino a più di due anni) e hanno la tipica consistenza a "grana". Le differenze riguardano sostanzialmente l'area di produzione e il tipo di alimentazione delle mucche che producono il latte necessario alla loro lavorazione.

La zona geografica in cui si produce il grana padano va dalla provincia di Cuneo al Trentino, fino alla Romagna. Quella del parmigiano reggiano è invece concentrata nelle provincie di Modena, Parma e Reggio Emilia, più una parte del territorio bolognese e mantovano. Le mucche che producono latte destinato a diventare parmigiano si nutrono solo di foraggi freschi o essiccati, mentre per il grana possono essere utilizzati anche foraggi fermentati. Per evitare la proliferazione di batteri nocivi in questi ultimi, è consentito l'uso di un antibatterico di origine naturale chiamato lisozima.

 

 

Di che cosa è fatta la crosta dei formaggi come il brie? La crosta del brie è biancastra, soffice, pelosa e...si può mangiare. I formaggi che hanno questo tipo di crosta (il francese camembert, il piemontese alpino o il valtellinese scimudin) sono detti "a crosta fiorita". Il velo bianco è costituito quasi esclusivamente da un solo microrganismo: una muffa chiamata Penicillium camemberti, che favorisce la maturazione del prodotto, agendo soprattutto sui grassi del latte.

Al contrario, il taleggio è un formaggio detto "a crosta lavata", perché durante la stagionatura la sua superficie viene continuamente massaggiata con acqua e sale. La patina superficiale è formata da un mix di muffe del genere Penicillium e batteri di varie specie, che conferiscono il caratteristico colore rosso-arancione e permettono la maturazione del formaggio. Tra questi batteri potrebbe essere presente qualche specie che non si adatta al consumo umano.

 

 

Braccio di ferro e la prostata:sappiamo da tempo che i pomodori fanno bene alla prostata, ma adesso non sono più soli. Secondo uno studio giapponese gli spinaci sono uno dei cibi migliori contro il cancro alla prostata. I ricercatori dell'università di Hokkaido hanno fatto crescere tre diversi tipi di cellule cancerose della prostata in 15 diverse colture da laboratorio, ciascuna integrata con un tipo di vitamine, fra cui il beta-carotene e il licopene presenti nei pomodori. Di tutte le vitamine sperimentate dai ricercatori, quella che ha bloccato meglio la crescita delle cellule è stata la neoxantina. E l'alimento contenente la maggior concentrazione totale di neoxantina qual'é? Gli spinaci, naturalmente.

 

 

E' vero che esiste una quantità ottimale di acqua per cuocere la pasta? Si. I tempi di cottura possono variare sensibilmente a seconda del formato della pasta (da 3 a 25 minuti), ma la quantità ottimale di acqua è più o meno sempre la stessa: un litro per ogni 100 grammi di pasta. Questa quantità infatti è sufficiente a garantire che la temperatura dell'acqua non si abbassi in modo significativo quando, una volta raggiunti i 100°C (ovvero l'ebollizione), viene buttata la pasta, che ha invece una temperatura ambiente. Per una cottura ideale, infatti, la temperatura dell'acqua deve restare costante nel corso di tutto il processo. Se ciò non accade, la pasta risulta scotta. Inoltre, poiché la pasta cuoce per contatto diretto con l'acqua, e non con il fuoco, non è utile alzare la fiamma quando la si butta.

 

 

Che cos'è la cannella? La cannella è una spezia che si ottiene da un piccolo albero tropicale sempreverde (cinnamomum zeylanieum) della famiglia delle Lauracee, originario dell'Isola di Ceylon. A differenza di altre spezie, non si ricava dal seme o dal frutto, bensì dalla corteccia interna della pianta. Esiste anche una variante cinese, la Cinnamomum cassia, della stessa famiglia, che è meno pregiata e ha un profumo meno forte e aromatico. La cannella si trova in commercio in polvere e in stecche. E' meglio acquistare le stecche per essere certi che la polvere sia pura e non contenga la corteccia di piante meno pregiate. Per conservare l'aroma la si ripone in barattoli di vetro chiusi ermeticamente e lontani da fonti di luce e calore. In cucina è usata per aromatizzare dolci, salse e liquori.

 

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