PERCHÈ SI DICE....

...si dice "tabu'" per indicare qualosa al limite del lecito?

La parola tabù giunge da molto lontano ed è usata per indicare un argomento che è bene evitare. In senso generale, il termine serve a porre una sorta di  limite, oltre al quale per prudenza o convenienza è bene non andare. Tabù proviene dal linguaggio polinesiano e la parola venne importata, dai navigatori che tornavano da lunghi viaggi. Per alcune tribù polinesiane il termine indica particolari personaggi, come i capi, gli stregoni, gli anziani del villaggio. "Tabù" è l'esatto contrario di "noa",che vuol dire offerto a tutti, cioè disponibile, una cosa che può essere trattata senza alcun timore e danno. Violare, oltrepassare il limite vietato, per quegli indigeni costituisce sacrilegio che comporta castighi soprannaturali, come una maledizione che attragga malattie incurabili, pazzia, tragica fine. I navigatori, soprattutto quelli inglesi, si sentirono attratti da quel breve vocabolo e lo portarono in Europa con una piccola deformazione, "Taboo", ma per i francesi divenne subito "tabou". Dalla Francia l'espressione passò poi in Italia, semplicemente come tabù.

 

 

...Si dice "anno bisesto anno funesto"?

La tradizione vuole gli anni bisestili portatori di sciagure. Ciò deriva, secondo alcuni, dal fatto che il giorno in più deciso dalla riforma del 46 a. C. fu aggiunto a febbraio, mese dedicato ai riti di purificazione e ai morti.

C'è da dire, più in generale, che tutti gli eventi fuori dalla norma che riguardavano il cielo, come eclissi e comete, erano di cattivo auspicio. E così accadde anche con l'anno "diverso".

Quanto al nome, viene dal fatto che i Romani inserirono il giorno in più dopo il 24 febbraio, che era il "sexto die ante Kalendas Martias" (sesto giorno prima delle calende di marzo). Il giorno aggiuntivo divenne quindi "bis sexto die", da cui bisestile.

 

 

...si dice pagare sull'unghia?

Significa pagare in contanti. L'unghia sta per la mano, quindi pagare con i soldi in mano. L'espressione è entrata solo di recente nei dizionari della lingua italiana, ma nei dialetti, soprattutto settentrionali, è presente da tempo. Ricorda infatti gli antichi rapporti tra avventore e oste, o tra cliente e panettiere: si poteva bere o comprare a credito o tirar fuori la moneta e saldare subito. Il senso è perciò quello di tenere i soldi in vista, o meglio, di gettare la moneta sul bancone indicandola, appunto con l'unghia di un dito, per dire " questa è la moneta con cui ti pago".

 

...una cosa che va di moda si definisce "cool"

Il termine inglese cool letteralmente significa fresco. Nell'accezione di "qualcosa di nuovo" fu usato per la prima volta intorno agli anni Sessanta per definire un nuovo tipo di jazz, il cool jazz appunto, che riscopriva il contenuto melodico del jazz di Miles Davis in contrapposizione ai frenetici tempi del be-bop di Charlie Parker. Troppo bello. In seguito il suo significato si è esteso, e passando al mondo della moda questo termine ha sostituito fashion e trendy: parole "consumate"dal'uso che la lingua inglese sentiva la necessità di sostituire. In inglese poi, "it's really cool" tradue anche quello che noi definiremmo "una figata". Da "cool" è nato anche un nuovo nome di mestiere: il cool-hunter, ossia il cacciatore di tendenze, che studia l'evoluzione del costume e anticipa ciò che a breve potrebbe diventare di moda.

 

 

...si dice "naif"?

Significa ingenuo, semplice, primitivo e deriva dal latino nativus, cioè "colui che nasce, che inizia", "donato alla natura". L'aggettivo definisce in modo espressivo artisti autodidatti, che dipingono in maniera istintiva e senza seguire tecniche accademiche o correnti stilistiche. I quadri naif si riconoscono per i colori forti, il tratto elementare e le prospettive irreali, con cui in genere vengono rappresentate, in chiave semplice e fantasiosa, scene di vita rurale o familiare. Le prime opere sono in chiave semplice e fantasiosa, scene di vita rurale o familiare. Le prime opere sono dell'inizio del XX secolo, firmate da autori per la maggior parte di umile estrazione. Tra le più famose: L'incantatrice dei serpenti, di Henri Rousseau (Francia), Leopardo con serpente di Antonio Ligabue (Italia) e Let me help di Grandma Moses (Stati Uniti). Meno conosciuti sono gli artisti naif Hippolyte ad Haiti, Generalic nell'ex iuguslavia, Radi Nedelchev in Bulgaria e, oltreoceano, l'argentino Candido Lopez. Il palais ideal (Hauterives, Francia) è invece un esempio di naif architettonico. Fu costruito da Ferdinand Cheval con pietre raccolte durante le ore di lavoro (faceva il postino). Il tempo impiegato per completarlo è segnato su una delle facciate: 33 anni (dal 1879 al 1912).

...il coprifuoco si chiama così?

Il coprifuoco, ossia il divieto alla popolazione di uscire durante le ore della sera e della notte per motivi di ordine pubblico, deriva il proprio nome da un' usanza medioevale.

Questa prevedeva che, a una determinata ora della sera, il rintocco di una campana o lo squillo di una tromba segnalasse agli abitanti di una città l'obbligo di soffocare il fuoco sotto la cenere (il modo più semplice per spegnere il fuoco senza generare fumo) come precauzione per evitare incendi accidentali. Allo stesso modo, in età moderna, poteva scattare l' ordine di rientrare tutti a casa dopo una certa ora.

...alcuni film diventano di culto?

Secondo diversi critici cinematografici, alcuni lungometraggi diventano "cult" perché sottolineano con vigore aspetti, aspirazioni ed esigenze del periodo storico in cui escono.
Per esempio, The Rocky Horror Picture Show diventò film di culto appena uscito, nel 1975, perché affrontava tematiche considerate all' epoca estremamente trasgressive: dalla liberazione sessuale al travestitismo, che fa scalpore ancora oggi. Se da una parte scandalizzò la società conservatrice, dall'altra venne adorato dai giovani, ingabbiati in rigide etichette obblighi morali che andavano ormai stretti: una folta schiera di fan cominciò ad andare alle proiezioni di mezzanotte ripetendo a memoria frasi e gesti degli attori.

Nello stesso periodo uscivano Animal House (1978) e The Blues Brothers (1980) di John Landis, due "cult" che rappresentavano l' eccesso, la trasgressione e il mito della vita sregolata dei college americani. Qualcosa di simile accadde nel 1994 in Pulp Fiction, con il ripescaggio di John Travolta, direttamente dagli anni '70.Quentin Tarantino creò un fenomeno cult, perché riuscì a sintetizzare la sottocultura legata al genere pulp e pop: film di serie B, fumetti, musica, racconti, splatter, rispolverati dal passato e moto in voga nella cultura undergroud.
  ...si dice perdere il filo?

L' espressione allude al distrarsi o al disorientarsi, da cui l' interruzione della consequenzialità di un pensiero e dunque, se si sta parlando, di un discorso. Ma il filo perduto, in origine, era molto più materiale. Molti storici della lingua concordano: l' allusione è alla mitologia greca e cioè al celebre filo di Arianna, quello che permise a Teseo di orientarsi nel labirinto del Minotauro, a Creta, e di uccidere il mostro.

Tuttavia il modo di dire relativamente recente, documentato a partire da fine settecento, potrebbe avere anche un' origine diversa, legata alla tessitura. Nella confezione dei tappeti, organizzata secondo una precisa trama di fili manipolati con le dita, perdere quello giusto significava dover ricominciare da capo... E che la lavorazione dei tappeti avesse valore lo mostra un altro modo di dire: "chi è sotto annoda i fili", nel ricordo di chi tesseva tappeti stando sotto il telaio, lavoro faticosissimo, metafora del subire angherie e soprusi.
...si dice perdere la trebisonda?

All' origine vi sarebbe il fatto che Trebisonda, cittadina portuale della Turchia (in turco Trabzon) affacciata sul Mar Nero, nell' antichità fu una sorta di "faro" per tutti i naviganti che viaggiavano sulla rotta tra Europa e Medio Oriente. Perdere la rotta di Trebisonda significava andare incontro a un naufragio. Nella lingua italiana, dunque, "perdere la trebisonda"  è diventato sinonimo di "perdere la bussola", perdere il controllo di sé, essere confusi e disorientati. Proprio come accade quando si naviga senza avere più un punto di riferimento.

Secondo un'altra ipotesi, l' esperienza potrebbe ricondursi alla caduta (nel 1461) della stessa città nelle mani del sultano turco ottomano Maometto II. Trebisonda, capitale dell' omonimo impero (1204-1461), oltre che un centro commerciale e navale di importanza strategica, fu la città bizantina che resistette più a lungo.
     


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