ADONIDE

Adonis vernalis L.

 

Inglese:Yellow pheasant'seye.

Francese: Adonis jaune.

Tedesco: Gelbes Adonisròschen.

Spagnolo: Adonis amarillo, Ojo de perdiz.

 

Famiglia: Ranuncolacee.

 

Habitat e descrizione.

Pianta erbacea perenne alta da 10 a 40 centimetri, dai grandi fiori gialli, molto somiglianti all'anemone. Ha foglie palmate, alterne e molto laciniate; i frutti sono degli acheni pubescenti e verdastri. Cresce in Europa centrale, Asia occidentale, America settentrionale, in Italia. È una pianta tossica, piuttosto rara e protetta. Si può raccogliere solo dopo il terzo anno di vita e il mese re raccolta è maggio.

 

Note storiche.

 Dioscoride raccomandava l'adonide nella cura dell' itterizia, e il Mattioli riferisce che in Boemia la radice dell'adonide ere chiama falso elleboro) veniva egregiamente sostituita dall'elboro. Utilizzato sin da tempi antichissimi nella cura della idropisia, come abortivo ed emmenagogo, l'adonide ha trovato anche largo nella pratica veterinaria.

 

Parti usate. Pianta intera.

 

Componenti principali.

Glucosidi cardioattivi (con azione simile a quella dello strofanto), adonitossina e adonidonide, adoniversonide, proteine, resina, levulosio, amido, colina, flavonoidi.

 

Indicazioni terapeutiche. Cardiotonico, ha un'azione simile alla digitale, ma di minore intensità.

 

Tossicologia.

E velenosa tutta la pianta e la sintomatologia dell' avvelenamento, che prevede l'immediato ricovero in ospedale,

consiste in vomito, diarrea sovente ematica. Il paziente urina dapprima frequentemente, in seguito ha un arresto della diuresi e a carico dell'apparato cardiovascolare, si ha tachicardia ed extrasistolia che, spesso, sono seguite da arresto cardiocircolatorio irreversibile.

 

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