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ASSENZIO MAGGIORE o ROMANO
Pianta perenne alta circa un metro, presenta fusto legnoso e foglie dotate di una peluria biancastra che dona alla pianta una caratterizzazione argentea. I fiori, tùbulosi, hanno colore giallastro e sono riuniti in capolini formanti una pannocchia terminale. I frutti sono acheni lisci. Preferisce vivere in terreni argillosi, in tutta Europa. Si raccoglie da maggio ad agosto.
Dioscoride tramanda che l'assenzio è usato contro le tarme, le cimici, le pulci, i topi. Menini ci fa sapere che M. Savonarola consigliava: «Assenzio in vino, usato contro la podagra, nei disturbi di stomaco e nelle piaghe. Con olio d'oliva uccide cimici e pulci». Mentre Ludovico Dolce affermava: «L'Ascienzo è amaro, ma porge rimedio alle infermità. Significherà adunque che chi lo manda cerca rimedio e ristoro ai suoi affanni». Antonio Campana, nella Farmacopea ferrarese (1821), dice: «Assenzio Romano Of. -Artemisia Absinthium L. Questi due assenzj hanno sapore amaro, e si usano come stomatici, deostruenti, emmenagoghi, antelmintici, e per le febbri intermittenti con buon successo. Si preferisce il romano, perché più sugoso e più amaro. Si adopera in estratto, in dose fino a uno screpolo. Per fare un decotto, si mette in una libbra di acqua un'oncia di assenzio, da prendersi repartitamente; in polvere la dose è da uno scrupolo a due». In Abissinia, per agevolare il parto, si usava un infuso di Artemisia absinthium.
Foglie e sommità fiorite (raccolte quando la pianta è in piena fioritura); l'odore è molto aromatico, il sapore amarissimo.
Olio essenziale contenente: beta-thujone (absintolo o tanacetone), alfa-thujone, thujolo, fellandrene, pinene, canfene, azuleni. La sostanza amara principale è l'absintina (lattone sesquiterpenico), che in realtà è la denominazione di una miscela di quattro composti: artamaridina, artamarinina, artamaridinina, arta-marina.
Emmenagogo, antielmintico (ossimi), carminativo, amaro-tonico indicato nel trattamento dell'inappetenza, febbrifugo, antisettico. Come aperitivo o digestivo si usa in infuso e in tintura. La tintura madre di assenzio stimola la produzione di succhi gastrici. Analoga azione ha l'abrotano e il dragoncello. La pianta è indicata nelle dispepsie.
Si segnala la possibilità di intossicazione dovuta
soprattutto all'uso casalingo di decotti molto concentrati (adoperati
per favorire l'aborto) oppure alla ingestione di tutte quelle preparazioni
(estratti) che non sono state private della frazione tossica (thujone).
La sintomatologia, in un primo momento, si evidenzia con gastroenterite
acuta, e successivamente si possono avere crisi convulsive generalizzate
(legate all'azione del thujone, il principale componente dell'olio essenziale)
e crisi lipotimiche. È opportuno un immediato ricovero ospedaliero.
I vermut contengono thujone e, nel 1981, un comitato di esperti FAO-OMS
ha stabilito, per gli additivi alimentari, il quantitativo massimo di
alfa e beta-thujone. I quantitativi sono i seguenti: negli alimenti
0,5 mg/kg; nelle bevande 0,5 mg/ kg; negli amari 35 mg/kg; negli alimenti
contenenti salvia 250 mg/ kg. E ancora 5 mg/kg per quelle bevande alcoliche
con meno del 25% di alcool per volume; 10 mg/kg nelle bevande alcoliche
con più del 25% di alcool per volume.
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