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CANFORA
Francese: Camphrier. Tedesco: Kampferbaum. Spagnolo: Alcanfor.
Albero della Cina e del Giappone, diffuso anche in India, Ceylon, Indonesia. Coltivata nelle zone a clima mite dell'Europa. Le sue foglie hanno consistenza coriacea e sono sempreverdi; i fiori sono molto piccoli e i frutti sono costituiti da drupe.
«I monaci credevano di rendersi meno pesante il voto di castità portando la Canfora cucita in sacchetti», infatti: «Camphora per nares castrat odore mares» («La canfora, attraverso le narici, rende frigidi, con il suo odore, i maschi») (Regimen Sani-tatis). Sempre nel Regimen Sanitatis, nell'uretrite acuta, nella balanite, nell'incordazione e nel priapismo si consigliava il seguente rimedio: «R. canfora 3 gr., tridace 3 gr., mucill. gomm. q.b., per fare 20 pili., 4 o 6 alla sera». Nicolò Lemery scriveva: «La canfora è una resina che si distilla a gocce a gocce da un grand'Arbore assai simile alla noce, nell'isola di Bornio nell'Asia: ce ne vien portato dalla China in piccoli pani, ma non è tanto buona; bisogna sceglier la bianca trasparente, netta, friabile, senza macchia, e che a pena si smorzi quando è accesa. Questo è un gran rimedio per acquietare le passioni isteriche. Si dissolve la canfora nello spirito di vino, e si chiama dissoluzione di spirito di vino canforato. È buono per l'A-poplessia, per lo Scorbuto, infermità isteriche e tumori maligni». La Storia naturale medica del 1896 ci fa sapere che: «Nel commercio, si distinguono due sorta di canfora ordinaria: quella del Giappone e quella di Formosa o canfora cinese. A Formosa si prepara la canfora greggia facendo scaldare il legno, diviso in schegge stratificate, sopra una tavola incavata da fori, la quale ricopre un recipiente di legno, circondato di argilla e riempito d'acqua che evapora. Il vapore d'acqua trascina con sé la canfora che va a sublimarsi in vasi rovesciati posti al di sopra dei frammenti». In America centrale e meridionale, per calmare il prurito provocato dalla varicella, si ungono le pustole con grasso, a cui è stata aggiunta della canfora.
Legno e l'olio essenziale che se ne ottiene.
Olio essenziale contenente: cineolo,
borneolo, safrolo, linalolo, sesquiterpeni, alfa-pinene, alfa-terpinolo,
canfene, limonene. La canfora è il chetone terpenico puro che si ottiene
dall'olio essenziale. Balsamica e antisettica dell'apparato respiratorio, è usata esternamente come revulsivo cutaneo, in soluzione alcolica od olio per frizioni, in massaggi muscolari.
La canfora (ottenuta distillando
il legno della pianta oppure l'alfa-pinene) è estremamente tossica e
l'effetto è letale e si presenta già a bassi dosaggi. La sintomatologia
si evidenzia soprattutto con disturbi gastrici (nausea, vomito, pirosi),
possono comparire alterazioni del comportamento e convulsioni.
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