ABETE ROSSO

 Pìcea abies (L.) Karst

 

Inglese: Norway spruce.

Francese: Sapin rouge, Pesse.

Tedesco: Fichte, Rottanne.

Spagnolo: Abeto rojo.

 

Famiglia. Pinacee.

 

E’ un albero sempreverde che può raggiungere e superare i 30-50 m la sua chioma è piramidale con i rami disposti orizzontalmente in palchi regolari, i rametti sono penduli a lato dei rami principali.

Preferisce i luoghi soleggiati, o semi ombreggiati; non teme il freddo e sopporta abbastanza bene il calore, anche se nelle zone molto calde in estate è preferibile porre la pianta a dimora. Non necessita di annaffiature frequenti, si accontenta delle piogge e può sopportare anche lunghi periodi di siccità.

Come per l’abete bianco, si sconsiglia di porre la pianta troppo vicina all’abitazione, avendo un apparato radicale invasivo.

Si moltiplica per seme, in primavera; prima di seminare è opportuno porre i piccoli semi in frigorifero, per almeno 4-6 settimane.

Le foglie sono inserite uniformemente intorno ai rametti; esse sono di colore verde scuro, lunghe al massimo fino a 25 mm con sezione quasi circolare e pungenti. Le infiorescenze sono formate da coni di due tipi: i maschili piccoli e sottili, producono il polline sottoforma di una polvere gialla; quelli femminili lunghi sino a 15 cm sono penduli, il loro colore è rosso specialmente da giovani.

Alla loro maturazione i semi forniti di un ala membranosa che ne facilita la disseminazione, fuoriuscendo dalle squame dei coni e cadono a terra

E’ molto diffuso nella zona montana, da 800 fino a 2000 m, di tutto l’arco alpino dove forma boschi estesi; nell’Appennino è coltivato qua e la per il rimboscamento delle montagne. È inoltre coltivato in vaste estensioni poiché è il tradizionale albero di natale.

 

Le sue proprietà  balsamiche espettoranti leggermente antisettiche e rubefacenti, si estraggono dalle gemme, dalle foglie da sole o dai rametti con le foglie.

 

Le gemme si raccolgono in gennaio aprile prima che si aprano e si staccano a mano, si possono usare fresche, altrimenti volendo conservarle bisogna essiccarle in un luogo aerato evitando però il sole diretto.

Le foglie ed i rametti non vengono normalmente conservati poiché è facile trovarli tutto l’anno; volendo, possono essere essiccati come detto per le gemme.

 

Le proprietà: resina: trementina (alfa-pinene; beta-pinene; canfene), acidi resinici, resene. Nelle gemme e nei rametti è presente un olio essenziale contenente fellandrene, limonene, alfa-pinene, acetato di bornile. Altri componenti chimici della pianta sono i tannini catechici. Le destinazioni dell’abete rosso sono in pratica molto simili a quelle dell’abete bianco a cui può essere sostituito anche per comodità di reperimento, essendo più diffuso di quest’ultimo nell’area italiana.

Una simpatica applicazione dell’abete rosso, suggerita da un famoso erborista svizzero è quella di tenere nei locali di abitazione un fascio di ramoscelli, i quali diffonderanno lentamente le loro essenze preziose e purificanti. Analogo effetto si può ottenere utilizzando la resina dell’abete che geme spontaneamente. Gettando qualche pezzetto di resina in acqua bollente si ottiene l’effetto di purificare e deodorare l’aria delle stanze in cui vi sono degli ammalati, sottoponendoli contemporaneamente ad un inalazione leggermente balsamica attraverso l’aria respirata. L’effetto è particolarmente utile alle persone raffreddate, influenzate, affette da forme bronchiali.

Le gemme i rametti e le foglie possono essere utilizzati con le stesse destinazioni e dosi già indicate per l’abete bianco.

L'abete rosso, in tutti questi casi, è prescrivibile in infuso e in decotto, magari associandolo ad altre piante quali: pino, salvia, eucaliptus. In cosmesi, l'abete rosso si ritrova nella formulazione di bagni schiuma (per il suo profumo e la sua azione tonificante); inoltre il suo olio essenziale entra in preparati per il massaggio sportivo. Incidendo il tronco si ricava la «Pece di Borgogna», utilizzata nelle composizioni di unguenti preparati per lenire geloni e ragadi.

 

Note storiche. «Medicamento esterno di consistenza solida e gluti­nosa, composto di varie droghe cotte, e unite in massa, che si stende o sopra la pelle, o sopra tela per applicarlo su qualche parte del cor­po. Gli ingredienti che danno della consistenza agli empiastri, sono la cera, le resine, la pece, le gomme, i grassi, la cerasa, o cose simi­li.» Così nel 1784 il dottor Gian Pietro Fusanacci spiegava dell'em-piastro e come vescicatorio suggeriva la seguente formula:

Pece di Borgogna   once 10

Trementina              once   3

Cantaridi in polvere   once   3

 


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