|
ACONITO Aconitum napellus L.
(Napello)
Inglese: Blue monkshood, Friar's cap. Francese: Aconit napel, Aconit casque de Jupiter. Tedesco: Blauer Eisenhut. Spagnolo: Acònito comun, Matalobos.
Famiglia. Ranuneolacee.
Habitat e descrizione. Grande pianta erbacea perenne, velenosa, alta da 50 a 150 centimetri, vive in colonie molto diffuse preferendo quelle aree a clima umido e fresco; la ritroviamo sia in Europa che in Asia, ma sempre in montagna. Coltivata a scopo ornamentale, fiorisce da giugno ad agosto, con dei fiori azzurro-violacei dalla caratteristica forma di elmo, che ricordano quelli dei cavalieri medievali (in Norvegia infatti è chiamata «Elmo di Odino» o «Cappello di Thor»).
Note storiche. Sembra che gli antichi popoli barbarici avvelenassero le armi con l'aconito; conosciuta fin dai tempi più antichi come «Erba luparia», era usata come esca per avvelenare pantere e lupi. Domenichi, scrittore italiano del Cinquecento, traducendo Plinio il Giovane, così ci narra: «L'aconito è prestissimo sopra tutti gli altri veleni [...]. Gli scorpioni rimangono senza sentimento, quando son tocchi dall'aconito, e pallidi si danno per vinti [...] i cacciatori gettano alle pantere carni intrise di aconito perché gustandole subito si muoiono». Castore Durante conferma che gli scorpioni toccando l'aconito diventano «intontiti», ma si riprendono se toccati dalle radici dell'elleboro sia viridis che niger. Nel secolo scorso per la tosse asinina così si prescriveva:
R. Mucil. gommosa 200 grammi estratto aconito 0,5 grammi acqua di lauroceraso 4 grammi siroppo ipecacuana 30 grammi.
E il Campana così definiva l'aconito: «Venefica. Ha reputazione di energico controstimolante, azione incerta. Si adopra il sugo spremuto e senza altra preparazione condensato fino alla consistenza di estratto. Per la dose si comincia da un mezzo grano per esperimentare la forza, si accresce fino ai venti grani. L'aconitum anthora e cammarum hanno virtù più energica del precedente. Si lodano le foglie come anodine, sudorifiche, diuretiche, deostruenti. Si somministra la polvere ne' reumi cronici, nelle scrofole, nell'amaurosi, in dose di un mezzo grano a tre, e si cresce gradatamente». In India, nella medicina tradizionale, l'aconito veniva adoperato nelle nevralgie e nelle crisi dolorose; entrava a far parte del Pushyonuga Churma, preparato farmaceutico utilizzato per favorire il parto, mentre è ancora utilizzato nelle nevralgie.
Parti usate. Tuberi e foglie.
Componenti principali. Aconitina (alcaloide principale), napellina, mesoaconitina, neopellina. Acido malico, acido acetico, gluco-sidi flavonici (luteonina, apigenina). È una pianta molto velenosa, l'aconitina è un potentissimo veleno, che agisce anche con pochi milligrammi (5-6). Le foglie hanno un grado di tossicità inferiore ai tuberi.
Indicazioni terapeutiche. Antinevralgico, analgesico, antinfiammatorio locale.
Tossicologia. Questa pianta costituisce un pericolo mortale: infatti, l'aconitina, contenuta in tutta la pianta, rappresenta uno dei veleni più potenti. Le radici sono le parti più velenose, spesso confuse con quelle del cren (rafano). La particolarità ili questo veleno è il suo rapido assorbimento, addirittura attraverso la cute anche se integra. Non raccogliete quindi i suoi splendidi fiori! Il veleno che agisce in maniera velocissima, in caso di ingestione, colpisce in particolare il cuore, il sistema nervoso centrale e quello periferico. I primi sintomi dell'avvelenamento si instaurano molto rapidamente : e possono comparire parestesie diffuse a tutto il corpo; caratteristico è il bruciore che compare attorno alla bocca. La sintomatologia si caratterizza inizialmente con vomito, vertigini, scialorrea e diarrea, e può portare a un quadro di «shock» cardiocircolatorio. Anche il solo sospetto del contatto con l'aconito impone il ricovero ospedaliero.
|