ARTEMISIA

 

E’ una pianta erbacea vivace con una grossa radice legnosa da cui nascono i fusti eretti di colore rossigno che sono molto ramificati e alti fino a 150cm.

Le foglie, distribuite alternatamene sul fusto, sono pennatifide con i lobi interni o a loro volta divisi in strette lacinie; alla base sono presenti due orecchiette; la pagina superiore è glabra e di colore verde scuro, quella inferiore è bianca per la presenza di una fitta tomentosità; le folgie inferiori sono le più incise e, a mano a mano che si sale lungo il fusto, diventano sempre più semplici fino ad arrivare a quelle superiori che sono intere e di forma allungato-lineare.

L’infiorescenza è una pannocchia molto grande e ripetutamente ramificata, di forma piramidale; è composta da numerosissimi piccoli capolini di 2mm con pochi fiori semplici di colore giallo.

I frutti sono dei piccoli acheni senza pappo.

Cresce quasi ovunque, preferisce i terreni ricchi di sostanze azotate ed è perciò abbondante vicino alle zone abitate, nelle corti, nelle scarpate ferroviarie, nelle siepi, nei terreni incolti e lungo le strade; molto diffusa in pianura, non supera generalmente i 1000m.

 

La droga: le sommità fiorite.

 

Le sommità fiorite si raccolgono il luglio- agosto all’inizio della fioritura, quando sono più ricche di principi attivi.

Le sommità fiorite si essiccano disponendole in strati sottili oppure riunendole in mazzetti; le operazioni vanno eseguite all’ombra o in locale ben arieggiato, sempre al riparo dal sole. Si conservano in sacchetti di carta o di tela.

 

Proprietà: aromatizzanti, amaricanti, aperitive, digestive, emmenagoghe, sedative.

 

Principi attivi: tannini, un olio essenziale, sostanze amare. L’Artemisia è una pianta molto comune usata da tempo immemorabile sia per le caratteristiche aromatiche che per l’attività salutare. Essa viene tuttora impiegata come base amaricante-aromatizzante di molti amari aperitivi e digestivi e bibite amare analcoliche, dove esercita contemporaneamente effettive proprietà eupeptiche e colagoghi.

Nella pratica popolare l’Artemisia viene altresì impiegata per favorire la regolarizzazione delle mestruazioni; le donne che ne fanno uso già sanno o devono sapere che l’impiego deve essere giustamente moderato perché, a dosi molto elevate, l’Artemisia ha caratteristiche ipnotiche e abortive. La si sconsiglia nell'allattamento.

 

Uso interno: le sommità fiorite.

Per stimolare l’appetito e la digestione.

Infuso – 1,5g in 100ml di acqua. Un bicchierino generalmente dopo i pasti.

Tintura vinosa – 2g in 100ml di vino bianco o rosso a macero per 10 giorni. Un bicchierino prima o dopo i pasti.

Elisir – 10g di Artemisia, 5g di Cedrina e 325g di alcool a macero per 8 giorni. Filtrare e aggiungere ancora 330g di zucchero e 330g di acqua. Lasciar stagionare un mese e filtrare nuovamente. Un bicchierino dopo i pasti.

Per regolare le mestruazioni.

Infuso – 1,5g in 100ml di acqua. Una-due tazzine a digiuno al mattino.

 

Note storiche. Sembra debba il suo nome alla dea lunare Artemide, che la scoprì; invece, secondo Plinio, il suo nome deriverebbe dalla regina Artemisia d'Alicarnasso, che ne faceva uso. Secondo Dioscoride, la pianta sarebbe ottima contro le tarme, le cimici, le pulci e i topi. Altri vogliono che il nome derivi da Diana o Artemisia, protettrice delle vergini, e che da tempi immemorabili venisse evocata per richiamare i mestrui. Apuleio {De Virtutibus Herbarum) riferisce che, se un viaggiatore ne porta con sé, non sente la fatica del viaggio; inoltre scaccia i diavoli nascosti e neutralizza il malocchio. Macer Floridus la definisce «Herbarum Matrem» attribuendole la proprietà di affrettare nelle donne il ciclo mestruale, di aiutare i parti e di impedire gli aborti, di liberare dai calcoli e di distruggere gli effetti di tutti i veleni. Tommaso Campanella (1568-1639) riferisce: «Con Artemisia e Ruta si fanno venire li menstrui ella da sé, ponendosele nelle calze». Il Lemery (1719) riferisce: «L'Artemisia, così chiamata in Latino, a causa della regina Artemisia, che la mise in uso, è una pianta assai alta, le cui foglie biancheggiano, e sono tagliuzzate come quelle dell'Assenzio, e odorifere. Cresce per tutto.
Se ne fanno delle cinture il giorno di San Giovanni. Contiene molto sale, poco oglio, e flemma: è isterica, aperitiva, e vulnearia». Il dottor Antonio Campana (Farmacopea ferrarese) afferma: «Assenzio Pontico Officinale o Artemisia Pontica. Assenzio Romano o Artemisia Absinthium L. Questi due assenzi hanno sapore amaro: si usano come stomatici, deostruenti, emmenagoghi, antielmintici, e per le febbri intermittenti con buon successo. Si preferisce il Romano, perché più sugoso e più amaro. Si adopera in estratto, in dose, fino a uno scrupolo. Per fare un decotto, si mette in una libbra di acqua un'oncia di Assenzio, da prendersi repartitamente in polvere la dose è da uno scrupolo a due». A Bologna, un'antica superstizione vuole che predica il corso delle malattie: se ne pongono delle foglie sotto il cuscino del malato, e se questi si addormenta subito guarirà, se non prende sonno, morirà. Le donne di Avola (Siracusa) ponevano sui tetti delle case delle croci con rametti di erba bianca (Artemisia arborescens L.) alla vigilia dell'Ascensione; così Gesù, risalendo al cielo, le avrebbe benedette. Queste croci, conservate per tutto l'anno, se messe nelle stalle calmeranno le bestie indomite. Anche in Germania, in passato, veniva adoperata nelle malattie femminili e nell'epilessia.
 

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