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BELLADONNA Atropa belladonna
Francese: Belladone. Tedesco: Tollkirsche. Spagnolo: Belladona.
Pianta erbacea perenne, velenosa con fusto alto circa 1 metro, ramificato; i fiori sono di colore bruno-rosso tendente al violaceo. Il frutto è una bacca nerastra che i Francesi chiamano «ciliegia della follia». La si ritrova nei boschi di montagna ove fiorisce in estate. E spontanea in Europa centrale e meridionale; è presente in Asia occidentale e in Nord Africa.
Per le sue proprietà velenose, Linneo la chiamò atropa, in onore di Atropo, la Parca, che aveva il compito di recidere il filo della vita degli esseri umani. Nel secolo XV e XVI se ne adoperava il succo delle bacche, non solo per curare la pelle del viso, ma si usava anche l'acqua distillata per dare splendore e luminosità agli occhi. Le bacche, inoltre, sono state usate, previa macerazione, per tingere, giacché fornivano un bel colore verde. Nel XIX secolo, nella terapia dell'epilessia così si consigliava: «estratto di belladonna un grammo, polvere di belladonna un grammo, diviso in cento pillole, una la mattina o la sera secondoché gli eccessi siano diurni o notturni». Targioni Tozzetti nel suo volume Materia Medica ci dà altre interessanti notizie sulla belladonna: «Tutta la pianta ha odore sgradevole viroso, ed è venefica, dementante, convulsiva, vertiginosa, inebriante, narcotica, e deleteria, dimostrandosi l'attossicamento da lei prodotto secondo l'Eitner, per il narcotismo, delirio furioso, e forti congestioni alla testa [...]. Il Gautier racconta di 180 soldati che nel 1813 ne restarono avvelenati, e riferisce i sintomi, fra i quali il più particolare fu quello di una stranissima allucinazione nel modo di vedere gli oggetti. Vuoisi anche che il vino stato colorito col sugo di dette bacche sia del pari velenoso. Così anche l'infuso nel vino di quest'erba servì agli scozzesi nella guerra sotto il regno di Duncano fra il 1030 e il 1040, contro i Danesi, per assopirli e debellarli». Nella Storia naturale medica, Paolo Lefert descrive la belladonna così : «Pianta erbacea indigena. Foglie intiere. Calice persistente. Corolla campanulata, violacea. Bacca arrotondita, colorata in violetto assai carico. Talora mangiata dai fanciulli, ai quali essa cagiona avvelenamento. Si impiegano le foglie e soprattutto il fusto sotterraneo. L'estratto e la polvere di Belladonna sono sedativi. Il principio attivo, l'atropina, s'usa allo stato di solfato per far dilatare la pupilla e permettere di esaminare il fondo dell'occhio. L'estratto di Fava del Calabar ha un'azione inversa». La belladonna è stata usata nella «cura bulgara» per il Parkinson: si dava un infuso della radice in vino bianco per due mesi.
Foglie e radici. Le foglie e le sommità fiorite sono utilizzate per ottenere atropina.
Tra gli alcaloidi troviamo: josciamina, scopolamina (che si racemizza in atropina). L'alcaloide principale è la L-josciamina (80-90%): quando le parti terapeuticamente utili delle piante (radici, foglie, frutti maturi e immaturi) sono raccolte ed essiccate a lungo, la L-josciamina si trasforma in atropina. Altri componenti sono: flavonoidi (foglie), tannini, zuccheri, cumarine.
La pianta, molto tossica, può dare deliri e allucinazioni, ed è di esclusivo uso medico. L'atropina che contiene possiede un'azione spasmolitica, antiasmatica e midriatica (provoca dilatazione della pupilla). L'atropina è, inoltre, usata in preanestesia per prevenire la salivazione e l'ipersecrezione bronchiale, e per antagonizzare eventuali riflessi vagali. È utile nell'infarto acuto e nell'eccessiva brachicardia sinusale, si usa anche nel blocco atrio-ventricolare. La scopolamina era utilizzata in anestesia; è accomunata, in molte azioni, all'atropina e ambedue sono potenti anticinetosici: prevengono cioè i sintomi del mal di mare, d'auto, d'aereo. Sul sistema nervoso centrale dell'uomo, la scopolamina possiede un'azione depressiva, e dosi minime della sostanza inducono senso di tranquillità e sonnolenza. L'uso dell'atropina è controindicato per i sofferenti di glaucoma e di ipertrofia prostatica.
Pianta velenosa e mortale in tutte le sue parti,
soprattutto le bacche, che essere ingerite accidentalmente dai bambini,
che le possono scambiare con i frutti violacei del mirtillo. Caratteristico
è, nell'avvelenamento da belladonna, il rossore del viso e del collo,
e la bocca secca. La sintomatologia si evidenzia poi con midriasi areagente,
agitazione psicomotoria e fenomeni allucinatori. È necessario un immediato
ricovero ospedaliero.
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