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BISTORTA Polygonum bistorta L.
E’ una pianta erbacea con un rizoma orizzontale, normalmente ripiegato a U o contorto su se stesso, da cui deriva il nome di "bistorta"; i fusti, alti fino a 60-70cm, sono eretti e semplici. Le foglie basali, lunghe anche 25cm, hanno un lungo picciolo, sono di forma oblunga e lanceolata e alla base sono spesso a forma di cuore. Le foglie inserite sul fusto sono più piccole e più o meno sessili; il margine è spesso ondulato. I fiori sono riuniti in una densa infiorescenza a forma di spiga, lunga fino a 9cm, inserita al termine del fusto. I fiori sono formati da cinque tepali normalmente di colore rosa acceso, talvolta più chiari e raramente quasi bianchi. Il frutto è un achenio a facce triangolari, liscio, di colore bruno lucente. Cresce nella zona montana e subaplina delle Alpi e degli Appennini sino in Calabria, mentre manca nelle isole; preferisce i prati e i pascoli umidi, le radure fresche dei boschi e i luoghi paludosi. La droga: le foglie e il rizoma. Le foglie, solo quelle basali, si raccolgono senza il picciolo in giugno-agosto, durante la fioritura ma prima della fruttificazione. I rizomi si raccolgono in settembre-novembre, dopo che la porzione aerea si è disseccata e la pianta è entrata in riposo; si eliminano le radichette laterali e si lavano. Le foglie si essiccano in strato sottile e in locale aerato rimuovendole spesso. I rizomi si tagliano in pezzi di 5cm e si spaccano in due per il lungo per facilitare l'essiccamento che va condotto al sole oppure in stufa a 35-40°C. Le foglie e i rizomi si conservano in sacchetti di carta o tela. Proprietà: astingenti, antiinfiammatorie, lenitive, antidiarroiche. Principi attivi: amidi, tannini. Il modo migliore di utilizzare la Bistorta è quello di inghiottire direttamente la polvere dei rizomi, poiché la cottura altera i principi attivi contenuti nella droga. Gli infusi di Bistorta devono perciò essere preparati con acqua tiepida prolungando il contatto con l'acqua per alcune ore. Le foglie vengono comunemente usate, cotte, come succedaneo degli spinaci. In passato l'alto potere astringente della Bistorta è stato sfruttato per frenare emorragie interne ed esterne conseguenti a tisi, ulcere, emorroidi, ferite. Oggi l'azione astringente e antiinfiammatoria viene ancora ritenuta utile nei disturbi intestinali (diarree) e nelle irritazioni del cavo orale. Uso interno: il rizoma. Per disturbi intestinali. Polvere dei rizomi - 1g in un' ostia due-tre volte al giorno. Infuso - 3g in 100ml di acqua tiepida, a macero per 6 ore). Due-tre tazzine al giorno. Uso esterno: il rizoma. Per infiammazioni della bocca e delle gengive, per le emorroidi. Infuso - 6g in 100ml di acqua tiepida. Fare lavaggi, gargarismi. sciacqui boccali. Applicare compresse imbevute di infuso per 15 minuti sulla parte interessata. Uso cosmetico. Un bagno astringente e lenitivo si può ottenere utilizzando una manciata di polvere dei rizomi, avvolta in un piccolo telo molto fitto messo in infusione nell'acqua del bagno. Per capelli grassi: frizionare quotidianamente con l'infuso il cuoio capelluto. Note storiche. Il nome di questa pianta, derivato dal latino, è composto perché formato da bis (due volte) e torta (participio passato di torcere) ed è dovuto alla forma del suo rizoma che è ripiegato a «esse». Targioni Tozzetti scrive: «Chiamano Bistorta alcuni ancora quella specie di pentafillo, che produce ora cinque ora sette intagli per le fronde, e la radice rossa, corta, grossa, piena, salda e ponderosa chiamata volgarmente potentina». Antonio Campana, invece, così consigliava per la bistorta: «Adoprasi la radice come astringente, nelle dissenterie. Si usa in polvere e in infusione. La dose della radice in polvere è di uno scrupolo o una dramma, da ripetersi più volte al giorno, o di due dramme in otto once di acqua, per farne infusione».
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