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BOLDO
Francese: Boldo. Tedesco: Boldo. Spagnolo: Boldo.
Alberello sempreverde, alto anche 5 o 6 metri, originario del Cile; è presente anche in Peni e in Bolivia, è invece coltivato in Europa e in Africa del Nord. Le foglie sono opposte, brevemente picciolate, coriacee, hanno colore verde-grigio (molto caratteristico), forma ovale o ellittica. Porta fiori dioici e profumati raccolti in infiorescenze; sono maschili, bianchi, e femminili. Il frutto è una drupa brevemente mucronata.
In Cile si osservò che le capre che si cibavano delle foglie di boldo non andavano incontro ad affezioni epatiche. La pianta fu usata anche da alcune tribù indiane americane. Peumus è il nome cileno della pianta, mentre il nome boldus, boldea, boldoa fu dato in onore del botanico D. Boldo. In Spagna viene chiamata, infatti, hoja de Boldo. Fragrans, invece, si riferisce all'odore aromatico e canforato delle foglie. Il professor Maurizio Mariotti {L'economia umana, 1956) ci segnala un rimedio da usarsi nei periodi di remissione della sindrome ulcerosa gastro-duodenale. Tale medicamento, in cui entrava a far parte il boldo, era detto Drogar ed era così composto:
Alcaloidi (boldina, isocoridina, norisocoridina, N-metillaurotetanina), olio essenziale (contenente ascaridolo, cineolo, eucaliptolo), glucoside (boldoglucina), glicoside flavonoico, tannino. L'olio essenziale e i derivati flavonici hanno azione diuretica.
L'impiego principale del boldo è nelle epatopatie,
nell'insufficienza epatica e come coleretico. La droga ha, inoltre,
azione diuretica; esplica un'attività antisettica urinaria e stimola
sia l'appetito che la digestione. Si può preparare in infuso, in decotto
(meglio se abbinato ad altre piante medicinali), in estratto.
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