BRIONIA

 Bryonia dioica Jacq.


(Zucca selvatica, Zucca matta)
Inglese: Dioecious Bryony, Red Bryony.

Francese: Bryone dioi'que.

Tedesco: Zweihausige Zaunriibe, Gichtriibe.

Spagnolo: Brionia dioica, Nabo del diablo.


Famiglia. Cucurbitacee.


Habitat e descrizione. Pianta erbacea perenne comune in Europa, diffusa in Africa del Nord e nel Sud-est asiatico. E caratterizzata da una grossa radice fittonosa, carnosa; le foglie sono picciolate, palmate e ovali. I fiori, di colore verde-giallastro, sono raccolti in racemi e sono dioici, abbelliscono la pianta da aprile a giugno; il frutto è una bacca sferica verde che, a maturità, diventa rossa.

 

Note storiche.

Niccolò Tommaseo ci fa sapere che: «La specie più comune, la Bryonia Dioica, detta anche barbone, fescera, vite bianca, zucca marina, zucca selvatica, è pianta rampicante comunissima in Europa, racchiude nella sua grossissima e succulenta radice molta fecola impregnata di sugo acre, amaro e caustico; è stata raccomandata come purgante; ma se ne fa raramente uso, perché agisce troppo violentemente, e può perfino avvelenare». Secondo il Campana (xix secolo): «La radice di Brionia è spesso grossa più di un braccio, e coperta di una scorza giallastra, dentro è bianca, spesso biforcata, di sapore bruciante, e da molti è adoprata in vece della Mandragora. E irritante, deprimente, purgante drastica, poco adoperata presentemente. Dose da una dramma a due».


Parti usate. Radice.


Componenti principali.

Fitosteroli, triterpeni: alfa-amirina, beta-amirina, acido brinolico, acido briononico, cucurbitacine, tannini, acidi grassi. Le cucurbitacine sembrerebbero responsabili dell'azione revulsiva.


Indicazioni terapeutiche.

 Purgativa, diuretica. È una pianta il cui uso è stato quasi del tutto abbandonato.


Tossicologia.

 L'ingestione di radici e di bacche può provocare un'intossicazione grave, in quanto si possono avere inizialmente seri disturbi gastrointestinali e in seguito crisi convulsive, abbassamento della temperatura e coma.
 

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