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BRIONIA Bryonia dioica Jacq.
Francese: Bryone dioi'que. Tedesco: Zweihausige Zaunriibe, Gichtriibe. Spagnolo: Brionia dioica, Nabo del diablo.
Note storiche. Niccolò Tommaseo ci fa sapere che: «La specie più comune, la Bryonia Dioica, detta anche barbone, fescera, vite bianca, zucca marina, zucca selvatica, è pianta rampicante comunissima in Europa, racchiude nella sua grossissima e succulenta radice molta fecola impregnata di sugo acre, amaro e caustico; è stata raccomandata come purgante; ma se ne fa raramente uso, perché agisce troppo violentemente, e può perfino avvelenare». Secondo il Campana (xix secolo): «La radice di Brionia è spesso grossa più di un braccio, e coperta di una scorza giallastra, dentro è bianca, spesso biforcata, di sapore bruciante, e da molti è adoprata in vece della Mandragora. E irritante, deprimente, purgante drastica, poco adoperata presentemente. Dose da una dramma a due».
Fitosteroli, triterpeni: alfa-amirina, beta-amirina, acido brinolico, acido briononico, cucurbitacine, tannini, acidi grassi. Le cucurbitacine sembrerebbero responsabili dell'azione revulsiva.
Purgativa, diuretica. È una pianta il cui uso è stato quasi del tutto abbandonato.
L'ingestione di radici e di bacche può provocare
un'intossicazione grave, in quanto si possono avere inizialmente seri
disturbi gastrointestinali e in seguito crisi convulsive, abbassamento
della temperatura e coma.
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