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CANAPA INDIANA Cannabis sativa L. var. indica
Francese: Chanvre. Tedesco: Hanfkraut. Spagnolo: Cariamo.
Pianta erbacea dioica annuale, originaria dell'Asia centrale, acclimatata in Europa e America. È coltivata in India, Cina, Medio Oriente, Nord Africa, Messico. Presenta fusti eretti, alti fino a 3 metri, che possono essere più o meno ramificati e ispidi. Porta foglie palmato-composte e alterne. I fiori sono maschili e femminili; quelli maschili sono raccolti in racemi ascellari, mentre quelli femminili sono raggruppati in spighe glomerulate. Il frutto è un achenio sferico e liscio.
Già citata, come sostanza terapeutica, nel NeiChing (2698-2599 a.C), antico testo di medicina cinese, la Cannabis era anche molto conosciuta nell'antica India, come sostanza in grado di favorire visioni mistiche e dare uno stato di estasi. Sembra che anche gli Assiri conoscessero l'uso di questa droga e pare che in alcuni scritti sanscriti si parli di alcuni composti a base di canapa indiana e zucchero, detti «pillole della contentezza». Gli Arabi chiamano la canapa hashish e nell'XI secolo un capo guerriero, Hasan Ibn-Al Sabbah, fondò una setta di grande importanza, detta Hasheshin (assassini), poiché era dedita al consumo di hashish. Gli adepti di tale setta utilizzavano questa droga come eccitante, soprattutto coloro che dovevano compiere omicidi a sfondo politico, onde il nome di assassino, da assuntore di hashish, per definire colui che commetteva un omicidio. Nel XII secolo l'abate Arnoldo da Lubecca affermava: «Provoca l'estasi, l'uscita dei sensi e l'ebbrezza. Venivano poi dei Magi, e agli addormentati mostravano delle cose fantastiche molto dilettevoli, veniva dato a essi un pugnale, e veniva promesso che queste gioie diventerebbero eterne se essi avessero eseguito ciò che venisse loro ordinato. Gli individui così illusi hanno commesso molti delitti». Furono i Tartari, nel 1256, a distruggere la fortezza di Halamut, centro del potere degli Hasheshin nel Garvin, ma fu solo dodici anni più tardi che questa setta fu definitivamente scacciata dall'Arabia. Nel 1378, inoltre, sembra che Sudun Sceikun, emiro in Djoneima, per far cessare l'abuso di fumare canapa, abbia fatto estirpare tutte le piante e imprigionare tutti coloro che ne abusavano; ordinò inoltre di strappare i denti a coloro che ne avessero mangiato. Louis Lewin riporta ancora che l'uso di canapa indiana divenne così diffuso nel secolo scorso in Egitto che le autorità emanarono il seguente editto:
«Art. 1. L'uso della bevanda, che alcuni musulmani
preparano colla canapa {hashish), e il fumare i semi della canapa son
proibiti in tutto l'Egitto. Coloro che hanno queste abitudini perdono
la ragione e sono presi da deliri violenti, che li spingono a
eccessi di ogni specie.
Sommità fiorite delle piante femminili, non fecondate.
Le sommità fiorite delle piante femminili contengono
cannabinoidi: delta-9-tetraidrocannabinolo o THC (estremamente attivo
nell'uomo), cannabinoli, cannabidiolo. Tali sostanze sono contenute,
oltre che nelle infiorescenze, anche nelle foglie della pianta maschile
(in questo caso in quantità inferiore) e di quella femminile.
Nell'applicazione medica la marijuana è utilizzata
nel trattamento del glaucoma, e negli USA viene prescritta dai medici,
sotto rigidissimi controlli. La pianta viene altresì impiegata come
analgesico, e nelle forme tumorali per combattere il vomito stimolato
dai farmaci chemioterapici utilizzati in queste malattie.
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