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CASTAGNO
Castanea sativa
Miller
Inglese: Horse Chestnut.
Francese: Marronnier faux-chàtaignier.
Tedesco: RoBkastanie.
Spagnolo: Castano de Indias Comun, Castano falso.
Famiglia. Ippocastanacee.
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È un albero a foglia caduca
con fusto semplice e diritto alto fino a 30 m; i rami possono
essere rivolti verso l'alto o più o meno orizzontali.
Le foglie sono opposte a
due a due e hanno un picciolo lungo 15-20 cm; questo è tondeggiante
nella parte mediana e si slarga all'apice, per sostenere
le foglioline, e alla base dove abbraccia il fusto. Le foglie
sono palmato - digitate, hanno cioè cinque -sette foglioline
disposte come le dita di una mano; le foglioline sono obovate
con l'apice acuto e il margine dentellato; la fogliolina
centrale è sempre più grande delle altre.
I fiori
sono riuniti in pannocchie terminali con l'asse rivolto
verso l'alto; il calice è diviso in cinque lobi, la corolla
è formata da cinque petali differenti, variamente ondulati
e di colore bianco con varie macchie gialle e rosse.
Il frutto è una capsula con la superficie spinosa che a
maturità si apre in due-tre parti; all'interno sono contenuti
due-tre grossi semi subsferici con la superficie lucida
e di colore bruno.
È originario dei Balcani (il suo nome
«d'India» ha il significato di «provenienza orientale»);
è ampiamente coltivato nei parchi e nei giardini.
La droga: la corteccia dei rami e i
semi.
La corteccia si raccoglie in marzo,
prima che la pianta entri in vegetazione, staccandola a
strisce con un coltello da rami di due -tre anni. I semi
si raccolgono alla loro caduta in ottobre.
La corteccia, tagliata in pezzi lunghi
alcuni cm, e i semi tagliati in due si essiccano al sole
oppure in stufa alla temperatura di 40-50° C. Si conservano
in sacchetti di carta o di tela.
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Proprietà: astringenti, vasoprotettrici,
antiemorroidali, antiedemigene
Principi attivi: bioflavonoidi,
saponine.
I principi attivi dell'Ippocastano
hanno la prerogativa di essere contemporaneamente utili
e irritanti sulla pelle e sulle mucose (comprese quelle
intestinali) secondo le dosi e il tipo di somministrazione;
questo spiega la fama di pianta pericolosa attribuita al
Castagno d'India. Questa pianta ha la proprietà di restringere
il lume dei vasi sanguigni, di tonificarli, normalizzarne
la permeabilità e rendere normali le pareti alterate e infiammate;
è utile quindi nel trattamento delle emorroidi, delle flebiti,
delle ulcere varicose; toglie prurito e dolore e favorisce
il riassorbimento dei liquidi che ristagnano nei tessuti.
La sua azione astringente si esplica anche utilmente su
affezioni più blande e generalizzate, per esempio sulle
estremità gonfie e sui difetti della pelle dovuti ai vasellini
superficiali dilatati (couperose). Tutte le azioni descritte
si esplicano soprattutto per uso interno, ma, in considerazione
della scarsa tollerabilità di alcuni principi attivi, è
bene utilizzarla, come d'altronde la tradizione insegna,
solo per uso esterno. Nell'intossicazione da ippocastano
predomina la sintomatologia gastro-intestinale (nausea,
vomito, diarrea). In seguito può comparire una sindrome
emorragica di difficile trattamento.
Uso
esterno: i semi
Per
i gonfiori delle estremità, la couperose, le infiammazioni
emorroidali di lieve entità.
Decotto
- 6 g in 100 mi di acqua. Fare lavaggi, pediluvi, impacchi,
con compresse imbevute di decotto, sulle zone interessate.
Applicare per 15 minuti e non frizionare la parte (verificare
inizialmente, con preparazioni diluite, la sensibilità individuale).
Uso
cosmetico.
Una
manciata di farina dei semi infusa nell' acqua del bagno
esercita un buon effetto schiarente, astringente, tonificante,
rinfrescante sulle pelli arrossate; toglie la sensazione
di stanchezza.
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Note storiche. Nella terapia delle
vene varicose, nel Settecento, si proponeva una poltiglia
di foglie fresche, di radice di consolida, malva e agrimonia.
Andavano quindi aggiunte delle castagne d'India che, pestate
e macinate, venivano poste in infusione in acqua molto calda
per circa tre ore. Si procedeva quindi alla composizione
del medicamento che, successivamente, veniva applicato sulle
parti interessate. «La scorza d'ippocastano si è creduta
valevole quanto la China per le febbri; pure non è da trascurarsi,
e si deve scegliere la scorza dei rami non troppo giovani,
né troppo vecchi. Ha virtù deprimente o controstimolante
e sternutatoria. Dose da uno scrupolo, a una dramma tre
o quattro volte in 24 ore» (A. Campana). Per Tramater: «L'Ippocastano,
trasse il suo nome dalla supposta virtù de' suoi frutti
di guarire le malattie de' cavalli. Detta anche "castagna
equina" o "castagno d'India"».
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