CHINA
Cinchona calisaya WeddeL, Cinchona ledgeriana Moens., Cinchona succirubra Pavon., Cinchona officinalis L.


Inglese: Cinchona, Peruvian Bark.

Francese: Quinquina.

Tedesco: Chinabaum, China-Rindebaum.

Spagnolo: Quino.


Famiglia. Rubiacee.


Habitat e descrizione.

È un albero che può raggiungere grandi dimensioni, dai 10 ai 20 metri; alligna in Perù, Ecuador; è coltivata a Giava, in Giamaica, in India, in Madagascar. Ha tronco dritto dalla corteccia bruna, le sue foglie sono glabre e ovali, accompagnate da stipole caduche e interpicciolari. Si utilizzano le varie specie derivate dalla Chìnchona della Cordigliera delle Ande. Chinchona succirubra (China rossa) originaria della provincia di Quito. Chinchona calisaya: Perù e Bolivia. Le piante, sia coltivate che spontanee, crescono soprattutto nei climi tropicali e umidi ad altezze elevate con abbondanti foglie. Produzione: America centro-meridionale, Africa centrale, Asia (Indonesia).


Note storiche.

Scrive Redi: «La quale scorza, chiamata volgarmente China china [...] si usa per interrompere e per debellare gl'insulti delle febbri quartane, e delle tarzane semplici, doppie, continue». Nel Dizionario di Sanità si legge: «Fra le ricchezze delle quali abbonda il Nuovo Mondo, non c'è per noi una più preziosa di quella corteccia febbrifuga, che conosciamo con il nome di china-china. China deriverebbe da Kina, cioè corteccia, parola tratta dal dialetto di alcune tribù indie, kina-kina, cioè corteccia delle cortecce o regina delle cortecce (in spagnolo quina-quina) rappresenterebbe un superlativo». E Guillamin, Moreau, Moreau ci fanno sapere che: «È strano che gli Indios non avessero scoperto le proprietà febbrifughe della corteccia di china; fu la strabiliante guarigione della contessa Chincon, moglie del viceré del Perù, avvenuta nel 1638, che la mise in evidenza. E il rimedio col quale l'inglese Talbot guariva i personaggi più in vista del suo tempo rimase segreto; per conoscerlo Luigi XIV dovette pagargli duemila Luigi d'oro e duemila lire di rendita e solo nel 1681, dopo la morte di Talbot, il segreto fu rivelato». Il nome cinchona fu dato per ricordare la moglie del viceré (Gerolamo Fernandez De Cabrer, conte di Chincon), Anna Osorio, che guarì dalla febbre terzana. A curarla fu un certo Juan del Vega, medico personale di Juan Lopez de Canizares, corregidor della provincia di Loxa. Visto questo, strabiliante, successo la cinchona divenne subito nota come potente rimedio nelle febbri intermittenti e, del resto, era già conosciuta (1513) da un certo numero di indigeni del Perù (che la serbavano gelosamente). Ma solo nel XVII secolo la china fu conosciuta in Europa. La cinchona fu chiamata a Roma «la polvere del cardinale», in quanto il cardinale Giovanni De Lugo, avutala dai Gesuiti, la distribuì ai bisognosi. Da ciò derivò la denominazione «polvere dei Gesuiti» o «polvere della contessa». Questa polvere aveva un prezzo di ben 100 reali all'oncia in Spagna (a partire dal 1550), ed era prescritta nelle febbri, nelle convalescenze e negli stati di affaticamento. La cinchona, nella varietà «ledgeriana», fu così detta per onorare l'esploratore e mercante Ledger che portò i semi dal Perù, e permise a Van Gorkom di coltivarla nelle Indie olandesi. Charles Marie de la ( ondamine, astronomo e scienziato, intraprese nel 1735 un'ardita Spedizione scientifica al fine di trovare e portare in Europa, sperando in un'eventuale coltivazione, la pianta della China «calisaya». La
Condamine esplorò, in lungo e in largo, i territori che si snodavano a fianco al Rio delle Amazzoni; trovò la pianta e le diede il nome di cinchona, ma sciaguratamente nel 1738 fece naufragio alla foce del fiume perdendo il suo importante carico. «Chinachina ossia cortecia del Perù [...] se ne fa uso di lei nelle febbri intermittenti specialmente nella quartana, e terzana, tanto semplice, quanto doppia, premesso però che sia un vomitatorio [...]. Opera per sudore, e talvolta per vomito [...]. Se eli'è genuina, dopo la seconda volta, che prendasi l'infusione cessano le quartane; ma si deve aggiungere un purgante.» (Supplemento al Dizionario di Sanità, 1784, tomo IV.) Fu solo tra il 1845 e il 1846 che Weddel riuscì a coltivare i preziosi semi nel Jardin de Plantes di Parigi. Guy Patin e la facoltà di medicina di Parigi si op¬posero all'uso del chinino (scoperto da Pelletier e Caventon nel 1820) e anche Broussaia, nel XIX secolo, lo combatté.


Parti usate.

Corteccia dei rami raccolta tra il quindicesimo e il venticinquesimo anno di età della pianta.


Componenti principali.

Alcaloidi (chinidina, chinina, cinconina, cinconidina, paricina, chinamina, 3-epichinamina, conchinamina, dicinconina). Acido chinotannico, acido chinico, chinovina, un glu-coside che, per idrolisi, forma acido chinovico e chinovosio (6-desossi-d-glucosio); rosso di china o acido chinofulvico, zucchero, amido, cere, resine, tannini, ossalato di calcio, ossalato di potassio, acqua.


Indicazioni terapeutiche.

Da alcune specie di cinchona si ottiene la chinidina, farmaco di prima scelta nelle aritmie sopraventricolari e in molte altre aritmie; è indicata nella fibrillazione atriale. Sia la chinidina che la chinina posseggono azione antimalarica. La china è dotata di azione antipiretica, analgesica e antinfluenzale; stimola, inoltre, la funzionalità gastrica ed epatica e, per la sua proprietà tonica, è indicata nelle convalescenze e negli stati di affaticamento generale. Ricordiamo, infine, l'utilizzazione della china nella malaria. È controindicata nell'ultimo trimestre di gravidanza, ai pazienti con allergia alla china, nell'emoglobinuria malarica. L'iperdosaggio di china può provocare cefalea, nausea, vertigini, diarrea, orticaria, disturbi audio-visivi (il cosiddetto cinconismo). Si usa in infuso e in decotto. Per preparare un gradevole elisir di china, prendete 50 grammi di China calisaya, 5 grammi di cannella, 2 grammi di chiodi di garofano, una noce moscata, 1200 grammi di alcool a 90 gradi. Fate macerare (agitando quotidianamente) il tutto per cinque giorni; quindi filtrate e aggiungete 2000 grammi di zucchero sciolto in 1 chilo e 200 grammi di acqua. Lasciate così per ventiquattro ore, quindi filtrate nuovamente.

 

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