Ciliegio
Prunus avium L.

Famiglia
Rosaceae

Nomi locali
Seixa (Lig.), Grioto, Grafion (Piem.), Sciresa, Galfion (Lomb.), Ziresar (Ven., S'resa, Duran (Em.), Ciregiolo, Dura-cina (Tose), Ceraso (Mar.), Graffioni (Umb.), Cerasa tosta (Laz.), Cirezij (Abr.), Pruno ceraso (Bas.), Ceraso friesco (Pug.), Cirasa (Sic), Cerexia, Ghinda (Sard.)

 

Inglese: Gean, Wild cherry tree, Mazzard cherry tree.

Francese: Cerisier des oiseaux, Mérisier.
Tedesco: SiiBkirschenbaum, Vogel-kirschenbaum.
Spagnolo: Cerezo, Calabazón

 

Portamento
È un albero a foglia caduca alto fino a 15-20 metri; i rami hanno la corteccia grigia mentre quella del fusto è rossastra, liscia, lucida e si stacca in strisce orizzontali.

Foglie
Le foglie, raggruppate spesso all'estremità dei rametti, sono pendule e hanno un lungo picciolo con una o due ghiandole rossicce; la lamina è ovale -oblunga, acuminata alle due estremità, il margine è dentato e ogni dente ha una piccola ghiandola al suo apice; la superficie è glabra o appena pelosa lungo le nervature della faccia superiore, mentre quella inferiore è pelosa da giovane e diventa glabra da adulta.

 

Fiori
L'infiorescenza è data da corimbi all'apice di piccoli rametti; i fiori hanno lunghi peduncoli; i cinque sepali, ovali e ottusi all'apice, appena dopo l'inizio della fioritura si ripiegano indietro; i cinque petali, di colore bianco, sono ovali, arrotondati all'apice e ristretti a cuneo alla base.

Frutti
Il frutto è una drupa sferica con caratteristiche molto variabili a seconda delle cultivar; ha una polpa carnosa che contiene il nocciolo oblungo; il colore varia da rosso chiaro a quasi nero.

Dove si trova
Il Ciliegio selvatico cresce nei boschi di tutta Italia specialmente nella zona montana; altrove viene coltivato come albero da frutto.

La droga
I peduncoli dei frutti.


Quando si raccoglie
I peduncoli si staccano da frutti ben maturi in maggio-giugno; si tolgono gli eventuali residui del calice che talvolta aderisce all'apice del peduncolo. 

Come si conserva
I peduncoli si essiccano all'ombra, rimuovendoli spesso, e si conservano preferibilmente in recipienti di vetro.

 


COME SI USA LA DROGA

PROPRIETÀ
diuretiche, antiuriche, antigottose


Principi attivi: Sali di potassio, flavonoidi, tannino, vitamine A e C e polifenoli.
Il Ciliegio, pianta quanto mai nota per i frutti deliziosi, ha le stesse proprietà dell'Amarena. Nella pratica erboristica corrente si usano infatti i peduncoli, impiegati tra l'altro nell'industria alimentare per le particolari caratteristiche aromatiche.
Le proprietà diuretiche, antiuriche, antigottose, nonché quelle astringenti della droga sono da ascrivere al contenuto in sali di potassio e polifenoli, di cui i tannini rappresentano una percentuale significativa. Dosi e impieghi sono analoghi a quelli dell'Amarena. La presenza di polifenoli suggerisce anche un impiego esterno della Ciliegia e dell'Amarena come rinfrescante e astringente delle epidermidi infiammate.
Anche i semi del Ciliegio sono da considerare pericolosi.

USO INTERNO
I peduncoli dei frutti


Per aumentare la diuresi ed eliminare gli acidi urici.
Decotto - 2 g in 100 mi di acqua. Due-tre tazzine al giorno.
 

USO ESTERNO
i peduncoli dei frutti


Per pelli irritate, screpolate, con capillari dilatati.
Decotto - 6 g in 100 mi di acqua. Applicare compresse imbevute di decotto sulle zone interessate.

Note storiche. Le virtù del ciliegio erano già note alla Scuola salernitana che ne dava anche delle indicazioni precise: «La cerasa assai purga il grave stomaco e nocinali di lei scaccia la pietra e fa nelle vene ottimo sangue». Teodosio Marcello Burdigalense (v secolo) ci spiega una ricetta a base di ciliegio, contro l'ernia: «Se a un ragazzo scende l'ernia, si tagli a mezzo un giovane ciliegio che sta ancora non lontano dalle radici in modo tale che il ragazzo possa essere passato attraverso l'apertura e poi si ricongiunga l'arboscello e si copra con letame prodotto da bovini e con altro che dia calore, affinché più facilmente si saldino quegli elementi che si erano dissaldati e, quanto più facilmente l'arboscello si salderà e cicatrizzerà, tanto più celermente guarirà l'ernia del ragazzo». Mattioli (traducendo Dioscoride): «I ciregi, de i quali non è albero che sia ora più conosciuto in Italia, furono portati primieramente in Italia di Ponto per cosa nuova, e per alberi quivi forestieri, né più veduti, da Lucullo nella vittoria, che riportò egli a Roma contra a Mitridate». Sempre il Mattioli ci fa sapere: «Le ciliege mangiate fresche, lubrificano il corpo: e secche, lo restringono. La gomma dell'albero bevuta in vino annacquato, giova alla tosse antica, fa buon dolore, acuisce il vedere, e provoca l'appetito. Bevuta nel vino vale al mal della pietra».
Castore Durante neli'Herbario Nuovo ci fa sapere che le ciliegie: «sono di varie spetie secondo la varietà della grandezza, del colore, e del sapore, altre sono domestiche, e altre salvatiche [...]. Le domestiche nascono ne i giardini, e nelle vigne, e le salvatiche nelle selve. Sono frigide e humide. Le dolci muovono il corpo, le austere lo restringono. Mangiate fresche lubrificano il corpo, le austere lo ristringono. L'acqua stillata dalle cerase subito colte dall'arbore à lento fuoco, messa in bocca à quei ch'hanno il mal caduco, gli risveglia subito dal paroxismo».
Nel libro La Sitologia, ossia la medicina naturale, il Comi (1886) considerava il ciliegio utile «contro il furore melanconico, ossia la potomania», e aggiungeva che il vino maraschino «era molto desiderato dai malati nelle febbri putride, e nelle tifoidee epidemiche, come ancora nella febris rubra» (sinonimo di scarlattina). Il nome prunus deriverebbe dal greco prymnòs, mentre cerasus deriverebbe dal nome della città del Ponto, Cerasus, da dove (secondo Plinio) fu portato a Roma nel 74 a.C. dal console Lucullo. Cerasus corrisponderebbe alla moderna Kirasum o Keresum. Questa città, anticamente, veniva anche chiamata Chirrifonda o Cerasonte, oppure Cherasunte o Kerasonda (Vilajet di Trebisonda sul mar Nero, in Turchia).

 

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