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Cipresso
Cupressus sempervirens L.
Famiglia
Cupressaceae (Conifere in parte)
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Nomi locali
Sipressu, Urmaru (Lig.), Pianta de camp sant (Lomb.), Zipres,
Pigno (Ven.), Cipress (Em.), Arcipresso (Tosc.), Nucipersa (Sic.),
Zipressiu (Sard.)
Inglese: Italian cypress.
Francese: Cyprès d'Italie.
Tedesco: Italienische Zypresse.
Spagnolo: Ciprés italiano.
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Portamento
È un albero sempreverde alto fino a 25 m (negli esemplari
molto vecchi può raggiungere i 50 m). Vi sono due varietà
che differiscono tra loro nel portamento: la prima, a rami
orizzontali o quasi e a chioma ovale, è quella delle piante
spontanee; la seconda, a rami eretti e con chioma conico-
piramidale, deriva da selezioni operate in tempi remoti
ed è la forma coltivata a scopo ornamentale.
Foglie
Le foglie sono ridotte a piccole squame subtriangolari
opposte a due a due sui rametti: il loro colore è verde
molto scuro; nella superficie dorsale hanno una ghiandola
resinifera.
Fiori
I fiori sono diclini, cioè nella stessa pianta vi sono infiorescenze
formate solo da fiori maschili e infiorescenze composte
di soli fiori femminili.
Frutti
Il frutto, detto galbulo, è formato dalle brattee dell'infiorescenza
femminile che si trasformano in squame legnose. È maturo
dopo due anni e diviene legnoso e di colore rosso-bruno;
le squame si aprono per permettere la fuoruscita dei semi
alati.
Dove si trova
Originario dei paesi del Mediterraneo orientale e dell'Asia
Minore, è coltivato da tempo a scopo ornamentale e forestale
specialmente nella zona mediterranea ove tende a riprodursi
spontaneamente.
La droga
I frutti o galbuli e i rametti con le foglie.
Quando si raccoglie
I galbuli si raccolgono in gennaio-marzo del secondo anno,
quando non sono ancora del tutto induriti. I rametti si
raccolgono in marzo-aprile, recidendo solo la porzione cresciuta
nello stesso anno perché porta le foglie giovani ricche
di resina.
Come si conserva
La droga si essicca all'ombra in locale aerato o in luogo
riscaldato a temperatura moderata; si conserva in recipienti
di vetro al riparo dalla luce.
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COME SI USA LA DROGA
PROPRIETÀ
astringenti, vasocostrittrici, toniche della vescica, antidiarroiche,
balsamiche, tossifughe
Principi attivi: olio essenziale (a-pinene, canfene),
terpineolo, tannini catechici.
Del Cipresso si usano due parti
distinte: le foglie (o i giovani rami) e i frutti. Le prime,
relativamente ricche di olio essenziale, hanno proprietà
balsamiche ed espettoranti per uso interno; per uso esterno
possono essere utilizzate con proprietà detergenti, leggermente
antisettiche e riepitelizzanti. I frutti, più ricchi in
tannini, hanno proprietà astringenti, vasocostrittrici,
antiinfiammatorie e vengono utilmente impiegati, per via
interna ed esterna, nel trattamento delle varici e delle
emorroidi, per tonificare la muscolatura della vescica e
impedire la perdita involontaria di urina durante la notte.
USO INTERNO
le foglie (o i rami giovani)
Come balsamico, tossifugo, febbrifugo.
Decotto - 2 g in 100 mi di acqua.
Due-tre cucchiai al giorno.
USO ESTERNO
le foglie (o i rami giovani)
Come astringente, antisettico.
Decotto - 6 g in 100 mi di acqua.
Fare lavaggi e impacchi.
USO INTERNO
i frutti.
Come antidiarroico e febbrifugo, tonico vesci-cale.
Infuso - 2 g in 100 mi di acqua. Due-tre cucchiai al giorno.
USO ESTERNO
i frutti
Per varici ed emorroidi. Infuso - 5 g in 100 mi di acqua.
Fare lavaggi e impacchi, con compresse imbevute di infuso,
sulle parti interessate.
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Note storiche. Si racconta che
Apollo avesse affidato alla custodia di Ciparisso, giovane a lui
molto caro, un animale sacro e di incomparabile bellezza: un cervo
dalle corna d'oro. Ciparisso, felice, trascorreva tutto il suo tempo
con il suo nuovo amico girovagando per i boschi. Un giorno, però,
nell'ardore della caccia, Ciparisso colpì per errore il suo cervo,
uccidendolo. Allora, pieno di dolore, chiese ad Apollo di diventare
immortale e di poter piangere per sempre. Fu così che le lacrime
di Ciparisso si trasformarono in piccole foglie verdecupo, che lo
coprirono interamente, mentre i suoi piedi si indurivano sempre
più, affondando nella terra. E nel luogo dove Ciparisso piangeva
nacque il cipresso. È un albero ritenuto di forma fallica, simbolo
di generazione, morte e immortalità. I Romani costruivano, sempre
con il cipresso, dei Priapi con enormi falli perché custodissero
i loro campi, giardini, vigneti. Nei racconti orientali spesso simbolizza
l'amante, mentre la rosa è l'amata. In un canto nuziale di Creta,
il fidanzato è paragonato al cipresso, la fidanzata al narciso profumato.
Plinio dice che a Roma si piantava un cipresso alla nascita di una
figlia, e questo ne sarebbe stata la dote (è evidente il carattere
fallico del gesto: piantando il cipresso le si augurava un marito).
La freccia di Eros e lo scettro di Giove si ritenevano ricavati
dal legno di cipresso. Dall'Asia il cipresso passò a Cipro, che
probabilmente deriva il suo nome proprio dallo stesso; qui il cipresso
era considerato personificazione di una dea ctonia. Essendo albero
immortale e incorruttibile è divenuto un simbolo funerario. Per
Platone si sarebbero dovute incidere le leggi non sul bronzo, ma
sul più resistente legno di cipresso. Mattioli (che traduce Dioscoride)
ci fa sapere: «Ha il cipresso virtù frigida e costrittiva [..,].
Credesi che si cacciano via le zanzare, facendo profumo con le noci
del cipresso e con le cime delle fronde. Trite le foglie, e messe
in su le ferite, le consolidano, e ristagnano il sangue». Da un
ricettario cosmetico del XVI secolo ecco la formula dell'«Aqua da
far la dona biancha», che si prepara in questa maniera: «Noce di
cipresso 0.4, pan biancho gratado dr 8, oui fraschi 20, aqua di
zili bianchi 0.4, late d'asina (). 11, et metti tutte queste cose
a lambicho da vetro cum fuoco lento, et racol l'aqua in vaso de
vetro ben serato».
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