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COLCHICO (Noce di kola)
Francese: Colchique d'Automne. Tedesco: Herbstzeitlose.
Spagnolo: Colchico autumnal.
È una pianta erbacea e perenne che, preferendo i luoghi umidi, si trova nelle aree montuose dell'Europa centrale; è diffusa anche in Italia. Il colchico, noto anche con il nome di «freddolina», fiorisce in agosto-settembre e i suoi fiori sono di colore rosa-lilla; la pianta fornisce però sia le foglie (lanceolate e carnose) che i frutti (capsule ovoidoli) solamente nella primavera successiva.
Già conosciuto nell'antica medicina greca
per le sue virtù antiartritiche e per la sua velenosità, il colchico
è sempre stato usato con estrema cautela. Era l'erba prediletta di Mealea
Meandro di Calophon (che scrisse in greco su veleni e antidoti), che
ne denunciò l'azione di arrossare e accalorare il corpo, provocare vomito
e straziare le viscere.
Semi e bulbi (raccolti all'inizio dell'estate).
I bulbi e i semi contengono alcaloidi, soprattutto colchicina (sostanza amarissima e molto tossica), democol-chicina e colchicoside. Zuccheri, fitosteroli, amido, acido benzoico, acido salicilico, apigenina, acido caffeico.
Antipiretico, antigottoso, antineoplastico. Il tiocolchicoside (derivato semisintetico della colchicina) è un decontratturante muscolare. Il colchico è usato, a piccolissime dosi e per via interna, nell'artrosi e nella gotta. La colchicina è stata usata anche nel trattamento locale di alcune forme neoplastiche cutanee (condilomi acuminati) ed è antimitotico.
L'insorgenza della sintomatologia dell'avvelenamento da colchico (è velenosa tutta la pianta) può avere un periodo di latenza da uno a dieci giorni dall'ingestione. Inizialmente si manifesta con dolori addominali, nausea, vomito, diarrea emorragica, alterazione della coagulazione e solo più tardi aplasia midollare e sindrome emorragica quasi sempre fatale.. |