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FARFARA Tussilago farfara L.
Inglese: Coltsfoot, Bull's foot.
Francese: Pas d'arie, Tussilage farfara. Spagnolo: Fàrfara, Pata de asno, Pie de caballo.
E' una pianta vivace provvista di un rizoma carnoso coperto di scaglie e lungamente strisciante nel terreno anche fino a due metri. I fusti che portano i fiori si sviluppano prima delle foglie e sono rivestiti da un tomento bianco e da numerose foglioline trasformate in squamette ovali oblunghe.
Le foglie sorgono tutte dal rizoma dopo la fioritura, hanno un lungo picciolo rivestito di tomento bianco, sono cuoriformi con il margine dentato o angoloso; la superficie superiore è verde intenso, quella inferiore è dapprima bianco tomentosa, poi diviene verde per la caduta della pelosità.
I fusti fioriferi, alti venti venticinque centimetri, portano all'apice un capolino inclinato e quasi pendulo sia prima che dopo la fioritura; esso ha una serie di brattee che racchiudono i fiori: alla periferia sono presenti numerosi fiori ligulati, all'interno vi sono molti piccoli fiori; tutti sono di colore giallo.
Il frutto è un achenio cilindrico munito alla sommità di un pappo formato da numerosi peli; durante la maturazione dei frutti, il fusto si allunga fino a trenta quaranta centimetri.
Cresce dal mare alla regione alpina di tutta Italia; preferisce i luoghi umidi e i terreni argillosi, si trova lungo le sponde dei fiumi e nelle paludi.
La droga: i capolini e le foglie.
I capolini si raccolgono in febbraio aprile appena prima che sbocciano o all'inizio della fioritura; le foglie vanno raccolte in giugno luglio, quando sono ben sviluppate, eliminando il picciolo.
Capolini e foglie si essiccano, in strato molto sottile, in locale aerato e al riparo dal sole; si conservano in recipienti di vetro o di ceramica.
Proprietà: tossifughe, espettoranti, astringenti, emollienti, lenitive.
Principi attivi: mucillagini, polifenoli (tannini), zuccheri, sali. La Farfara è una delle piante più valide per la cura della tosse e delle affezioni della pelle. La droga, costituita dai capolini e dalle foglie, è ricca di polifenoli, zuccheri e mucillagini. La Farfara ha, per uso interno, proprietà emollienti della gola, sedative della tosse ed espettoranti utili nel caso di raffreddore e influenza, laringiti, tracheiti e bronchiti. Per uso esterno ha proprietà astringenti e leggermente antisettiche, emollienti, lenitive, utili nelle infiammazioni della pelle, desquamazioni, pruriti, foruncolosi. In genere i capolini si usano prevalentemente per uso interno e le foglie per quello esterno; le due droghe hanno comunque proprietà analoghe e sono praticamente intercambiabili. Nel campo cosmetico la Farfara è impiegata come emolliente, astringente e lenitivo per pelli impure, sensibili, facilmente arrossabili. Le foglie, secche vengono fumate per alleviare gli attacchi d'asma.
Uso interno: i capolini o le foglie.
Per sedare le infiammazioni dell'apparato respiratorio. Infuso - 3g in 100ml di acqua, due tre tazze al giorno.
Uso esterno: le foglie o i capolini.
Per le irritazioni della pelle e delle mucose esterne (zone intime). Infuso - 6g in 100ml di acqua. Fare lavaggi, applicare compresse imbevute di infuso sulle zone interessate.
Uso cosmetico. Un buon bagno emolliente e decongestionante si ottiene gettando una o due manciate di droga nell'acqua del bagno.
Note storiche. Ha la caratteristica di fiorire prima della comparsa delle foglie e il suo nome deriva dal latino tussis agere e cioè cacciare la tosse. «Tanto i fiori, che le foglie di questa pianta hanno, presso alcuni, gran reputazione di guarire le tossi, e perciò tussilagine è chiamata. La dose del sugo è da un'oncia a tre, dentro la giornata. Il decotto si fa con un'oncia di erba, in una libbra di acqua» (A. Campana).
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