Fumaria
Fumaria officinalis L.

 

Famiglia Fumariacee (Papaveronacee).

 

Nomi locali: Cantagalletti, Gaglinette, Scimisternu (Lig.), Cresta d'gall, Pe d'galina (Piem.), Fom, Foensteren (Lomb.), Carabinazzi (Ven.), Fumaeria, Fumareina (Em.), Erba calderagia, Feccia, Fumo di terra (Tose), Fumastrello, Fumesterno (Laz.), Fumijieira (Abr.), Fumosa (Camp.), Capraggine, Sangue di Cristo (Pug.), Erva acitina, Fumu di terra (Sic), Fumisterri, Arrubis, Cambiruja (Sard.)
 

 

Inglese: Common Fumitory.

Francese: Fumeterre officinale.

Tedesco: Gemeiner Erdrauch.

Spagnolo: Palomilla comun, Fumaria comùn, Sangre de crista.
 

È una pianta erbacea annuale con fusto sdraiato o ascendente, lungo fino a 70 cm, ampiamente ramificato e spesso soffuso di color porpora.

 

Le foglie, di aspetto glauco per la presenza di uno strato ceroso, sono completamente glabre e hanno un lungo picciolo; la lamina è due-tre pennatosetta, i lobi sono oblungo-lineari e acuti all'apice; il colore varia dal verde al porporino scuro.
 

Le infiorescenze sono dei racemi terminali e opposti alle foglie; i racemi sono densi durante la fioritura ma si allungano e diventano radi durante la successiva fruttificazione. I fiori sono molto irregolari: hanno due sepali di forma variabile da tondeggiante a ovale - lanceolata, i petali sono quattro, dei quali i due più interni sono oblunghi e saldati fra loro all'apice, quello esterno superiore è munito posteriormente di uno sperone, mentre quello inferiore è semplice; il colore dei fiori è rosa o porporino, raramente bianco.

 

Il frutto è un achenio sferico leggermente compresso nella parte superiore; la superficie è verde e rugosetta.

 

Cresce dal mare alla regione submontana di tutta Italia; si rinviene facilmente nei luoghi coltivati, negli erbosi, nei luoghi ruderali e lungo le siepi.

 

La droga:La porzione aerea della pianta.

 

Si recide la pianta all'inizio della fioritura, in marzo-aprile, vicino alla terra, evitando la parte basale parzialmente lignificata, e la si monda dalle parti rovinate e dalle foglie secche.

 

Le piante si essiccano delicatamente in strato sottile all'ombra, rimuovendole spesso; si conservano in recipienti di vetro o di ceramica.

 

 

Proprietà: depurative, stimolanti della respirazione e della circolazione

 

Principi attivi: alcaloidi del gruppo della berberina e della protopina, acido fumarico.

La Fumaria ha soprattutto proprietà depura­tive dell'organismo. Nei tempi passati ha avuto un impiego vastissimo come rimedio delle più svariate forme morbose, ma è stata utilizzata soprattutto come lassativo, stimolante della secrezione biliare, protettore della vista. Talvolta le sono state attribuite proprietà in antitesi tra loro. Infatti i suoi principi attivi, in particolare gli alcaloidi, invertono la loro attività in relazione al dosaggio e alla durata del trattamento.Specialmente sull'apparato circolatorio e respi­ratorio si manifestano queste azioni contra­stanti: basse dosi li stimolano mentre dosi più elevate li deprimono. Questo fenomeno è particolarmente evidente sulla pressione sanguigna.Per le particolari caratteristiche questa pianta deve essere usata sotto controllo medico.


 

USO INTERNO
la porzione aerea della pianta
Come depurativo e tonico stimolante.

Infuso - 2 g in 100 mi di acqua. Due-tre tazzine al giorno.

Note storiche. Già nota a Plinio il Vecchio, Dioscoride e Avicenna, la fumaria deriverebbe il proprio nome dal latino fumus (fumo) perché, a quanto pare, la pianta glauca uscirebbe come fumo dalla terra (in Francia è infatti chiamata fumeterre). Inoltre, il succo della pianta, una volta a contatto con gli occhi, provoca lacrimazione, proprio come il fumo. Castore Durante, nel suo Erbario nuovo, afferma: «Il succo di Fumaria con succo di Lapazio (cioè il Romice) di pari peso e un poco di aceto e miele, pulisce e guarisce ogni forte rogne». Mattioli scrive che: «Il succo messo negli occhi li fa lacrimare come trattasi del fumo acutissimo [...]. Conforta il Fumus terme lo stomaco, fegato e tutte le interiora, corrobora le membra mollificate». Gabriele Falopia, nel 1731, ci spiega come preparare lo sciroppo di fumaria: «Io pigliare li mirabolani purgati dall'osso, e li soppistarò alquanto, dipoi li lenirò con Foglio d'amandole dolci, intanto pigliare sette libre d'aqua di cisterna, e vi farò bollire l'assentio tagliato, e la cuscuta, appresso li metterò li mirabolani, e poi le viole, il che fatto pigliare il sugo di fumaria ben depurato, e chiaro, e con chiare d'ova lo chiarificarò aggiuntovi il sopraddetto decotto colato, e due libre di zuccaro bianco, e ne farò siroppo di buona consistenza». Campana XIXsecolo) ci fa sapere che la fumaria è «deostruente, antiscorbutica, utile nella scabbia. La dose del sugo è da due a quattro once per giorno».
 

 

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