Genziana maggiore

Gentiana lutea L.

(Genziana gialla)

Famiglia: Gentianaceae

 

Nomi locali Gensianna, Gensara (Lig.), Argensanna, Giansana (Piem.), Gensana, Radis gialda (Lomb.), Genziaan, Ensiana (Ven.), In-zana, Genziana gialla (Abr.), Erva biunnina (Sic.)

Inglese: Yellow Gentian.

Francese: Gentiane jaune, Grande gentiane.
Tedesco: GelberEnzian.

Spagnolo: Genciana amanita.

È una pianta erbacea perenne fornita di un robusto rizoma verticale bruno-giallastro all'esterno e giallo vivo all'interno; nei primi anni la pianta sviluppa soltanto una rosetta di foglie basali, divenuta adulta produce il fusto che porta i fiori, alto fino a 150 cm, semplice e fistoloso, cioè cavo all'interno.

 

Le foglie basali, riunite in rosetta, sono ovali- ellittiche, hanno l'apice acuto e il margine intero e alla base si restringono gradatamente in un robusto picciolo; le nervature principali sono tre- cinque: quella centrale è diritta, le altre partono sempre dal picciolo e sono arcuate e più o meno parallele al margine. Le foglie del fusto sono sessili, opposte a due a due (cosa che permette di distinguere la pianta dal Veratro velenoso che ha le foglie del fusto alterne) e amplessicauli.

 

II fiori sono riuniti in fascetti all'ascella delle foglie superiori; il calice è diviso in cinque piccoli denti, la corolla, saldata in basso a tubo, è divisa in alto in cinque lobi gialli lineari -lanceolati.

 

II frutto è una capsula ovale-oblunga che si apre,a maturità, in due parti; i semi sono ovali e di colore bruno chiaro.
 

Cresce nei prati e nei pascoli della regione montana e subalpina; è diffusa sulle Alpi, mentre diventa sporadica negli Appennini.

 

La droga: La radice.

 

La radice si raccoglie in settembre-ottobre o in marzo-aprile: si scava con una zappetta, si pulisce dalla terra, si taglia in pezzi di alcuni centimetri di lunghezza che si dividono in due per il lungo.

 

Le radici si essiccano al sole e si ripongono, ben secche, in recipienti di vetro perfettamente chiusi.

 

Proprietà: aromatiche, amaricanti, aperitive, digestive, colagoghe, coleretiche, febbrifughe

 

Principi attivi: sostanze amare (genziopicrina), alcaloidi (genzianina), zuccheri, enzimi. La Genziana è senz'altro una delle più valide piante digestive e febbrifughe; essa è componente fondamentale di efficaci liquori amari aperitivi e digestivi, bibite analcoliche e preparati farmaceutici.
I principi amari della Genziana sono utili per stimolare e bilanciare la secrezione dei succhi gastrici e biliari, la cui carenza è causa di malessere, sonnolenza, mal di capo, fermentazioni intestinali, e per aiutare, migliorando l'assimilazione del cibo, la ripresa di convalescenti e soggetti deboli e anemici. L'altra proprietà fondamentale della Genziana, grazie al suo principio attivo, il genziopi-croside, è quella di essere un buon febbrifugo utile soprattutto per febbri malariche e intermittenti.

 

Uso interno: la radice

 

Per favorire la digestione, stimolare l'appetito, attenuare le febbri.
Decotto - 2 g in 100 mi di acqua (far bollire lentamente per mezz'ora reintegrando eventualmente l'acqua). Una tazzina prima dei pasti principali.
Tintura - 20 g in 100 mi di alcool di 60° (a macero per 8 giorni). Mezzo cucchiaino prima dei pasti principali.
Tintura vinosa - 3 g in 100 mi di vino di buona gradazione (a macero per 8 giorni). Un bicchierino generalmente prima dei pasti. Tutte queste preparazioni sono molto amare; le dosi possono essere ridotte entro i limiti dell'accettabilità individuale.


Uso cosmetico
Un decotto concentrato di Genziana o la tintura diluita quattro volte con acqua sono utili per normalizzare le pelli grasse. Applicare per qualche minuto, mediante compresse, sulla pelle pulita.

 

Note storiche.

I poteri magici attribuiti a questa pianta riguardavano l'efficacia nel combattere la peste. Beyte (Anversa, 1583), nella Nomenclator stirpium pannonicus, dice che la genziana è «l'erba di San Ladislao, dal nome del re bulgaro Ladislao [...] si racconta che l'Hungària, al tempo di questo re, era stata colpita da una terribile pestilenza e che questi (il re Ladislao), grazie alle sue preghiere, ottenne da Dio che qualunque pianta fosse colpita da una freccia da lui stesso lanciata verso l'alto, tagliandola, fosse utile rimedio contro quell'epidemia; poiché, si narra, questa cadde sulla genziana, con questa pianta da allora si sono curati i contagiati dalla peste». «È amarissima [...] vale contro i morsi dei cani rabbiosi...]. La sua polvere, o sugo condensato, è di gran profitto nelle febbri quartane» (Supplemento al Dizionario di Sanità, 1784, tomo IV). Dioscoride afferma che il nome di genziana venne dato in onore del re Genzio dell'Illiria che ne individuò le proprietà.

 

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