IPECACUANA
Cephaelis ipecacuanha (Brot) A. Richard


Inglese: Ipecac, Ipecacuanha.

Francese: Ipécac, Ipecacuana.

Tedesco: Brechwurzel.

Spagnolo: Ipecacuana, Raìz Brasilena.


Famiglia. Rubiacee.


Habitat e descrizione. È un arbusto perenne, alto dai 20 ai 40 centimetri; originario del Brasile, si trova soprattutto nelle foreste del Mato Grosso. È coltivato in Malesia, in Burma, in Bengala. E' caratterizzato da radici fibrose, dal fusto quadrangolare e peloso superiormente. Porta foglie ovali o acute, con picciolo breve. In autunno si abbellisce di piccoli fiori rosa-violacei; presenta frutti (drupe) piccoli e purpurei.


Note storiche. Intorno al 1600 era chiamata «Igpecaya», ma commercialmente era nota con il nome di Matto Grosso; fu introdotta in  Europa nel 1672. Nella medicina tradizionale degli Indios l'ipecacuana veniva utilizzata come antidiarroico, e nel 1601 un gesuita, Manoel Tristan, riferì circa l'uso di radici polverizzate nella cura  della dissenteria. Tale relazione fu pubblicata nel 1648 nella Historia Naturalis Brasiliae; nel 1686 fu finalmente introdotta in Europa, quando Luigi XIV ne comperò il segreto da un medico olandese. Nel secolo scorso, in un ricettario medico, si propugnava l'uso come calmante-sudorifero, espettorante» di una polvere detta di "Dover" e così si raccomandava:
R Ipecacuana polv. 8grammi
Oppio polv. 8 grammi
Solfato di potassa 40 grammi
da cent. 30 a 1 gr. in 24 ore.
In realtà una polvere composta di oppio e ipecacuana era già conosciuta
nel 1710, grazie al capitano Thomas Dover, che «fattosi» medico, la lanciò in grande stile, con la promessa che essa era in grado di facilitare il sonno, di curare la dissenteria e i dolori dell'intestino. Il successo non si fece attendere, ma la polvere fu anche prescritta per ogni tipo di malanno, spesso a dosaggi elevatissimi. I risultati, questa volta, non furono certamente lusinghieri e tale medicamento cadde anche in disgrazia. L'ipecacuana negli anni successivi fu però oggetto di accurati studi e nella Storia naturale medica (XIX secolo) si riferiva che: «Si adopera la radice come vomitiva; essa contiene un alcaloide, l'emetina». E Antonio Campana così affermava: «Non bisogna ordinare né l'emetina, né la ipecacuana a dosi grandi, poiché l'azione non si determina soltanto allo stomaco, producendo il vomito, ma al polmone, e alla membrana mucosa degli intestini: a seconda di che, ragionevoli e giuste sono le vedute di quelli, che prescrivono l'Ipecacuana, e l'emetina a piccolissime dosi ripetute, nelle malattie catarrali croniche, e nelle diarree invecchiate, perché ha una particolare azione sul polmone, e sulla membrana mucosa del canale intestinale, e ha un effetto narcotico sicuro».


Parti usate. Radice.


Componenti principali. La radice contiene vari alcaloidi: emetina, cefalina, psicotrina; inoltre acido malico, acido citrico, amido, olio essenziale, olio grasso, resine, acido ipecacuanico, ipecoside.


Indicazioni terapeutiche. Espettorante ed emetico, è utilizzata anche nel trattamento della dissenteria amebica. L'emetina (ma in terapia si adopera esclusivamente il cloridrato di emetina) agisce direttamente sull'agente che provoca l'amebiasi (malattia infettiva che interessa principalmente l'intestino crasso, e che è provocata da un protozoo, l' Entamoeba hystolica) uccidendolo già a dosaggi non elevati. Alcuni studi hanno evidenziato un'azione antitumorale dell'emetina, azione però di non rilevanza clinica e con diversi problemi di tossicità. L'emetina è controindicata fondamentalmente in numerose patologie cardiache e renali e va prescritta con molta prudenza in gravidanza e nei bambini. Si prepara in sciroppo espettorante o emetico, contenente rispettivamente lo 0,5% e il 7% di
estratto fluido.


Tossicologia. In caso di sovradosaggio delle normali preparazioni di ipecacuana, può insorgere vomito irrefrenabile e diarrea, seguiti da uno stato di shock con possibile evoluzione fatale.
 

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