IPERICO

E' una pianta erbacea vivace con un corto rizoma sotterraneo che produce numerosi fusti, alti fino a un metro, lignificati alla base e abbondantemente ramificati in alto; i fusti sono cilindrici ma presentano due linee salienti per tutta la loro lunghezza.

 

Le foglie, opposte, sono sessili, di forma ovale o ellittica e gradatamente più piccole e ristrette fino a quelle dei rami che sono ovali oblunghe; osservate in trasparenza, presentano numerose ghiandole traslucide affondate nel lembo che hanno dato il nome perforatum alla pianta; sul bordo sono presenti inoltre alcune ghiandole di colore nero.

 

L'infiorescenza è un ampio corimbo abbondantemente ramificato e formato da numerosi fiori giallo dorati; i fiori hanno cinque sepali verdi, ovali o lanceolati e normalmente interi; i cinque petali sono ovali ellittici e hanno la superficie spesso macchiata da punti o linee nero e da punti più chiari; gli stami, in numero elevatissimo da 50 a 100, sono riuniti in tre fascetti.

 

Il frutto è una capsula ovale che a maturità si apre nelle tre parti che la compongono; i semi, cilindrici, sono di colore nero o bruno scuro.

 

Cresce dal mare alla zona alpina nei luoghi secchi, nelle radure dei boschi, al bordo delle strade.

 

La droga: le sommità fiorite.

 

Le sommità fiorite si raccolgono in giugno o luglio quando buona parte dei fiori è già aperta e prima che ve ne siano di appassiti; si recidono i fusti evitando le parti inferiori troppo lignificate.

 

L'Iperico si usa normalmente fresco, ma si può anche seccare disponendo in mazzi all'ombra e in luogo areato. Si conservano in sacchi di carta o di tela.

 

Proprietà: aromatizzanti, digestive, antispasmodiche, ipotensive, astringenti, antinfiammatorie, cicatrizzanti.

 

Principi attivi: olio essenziale (pinene, sesquiterpeni), flavonoidi, tannini, ipericina, acido clorogenico e caffeico.

Per citare le più note e valide utilizzazioni dell'Iperico, si può ricordare che, in giuste dosi, esso viene impiegato nel settore liquoristico per le sue interessanti proprietà aromatiche e digestive. Per uso interno è stata confermata la sua utilità come antispasmodico e ipotensivo; taluni preparati di Iperico hanno dimostrato anche una buona azione antisettica.

L'Iperico trova valide applicazioni per uso esterno come cicatrizzante e antinfiammatorio su ferite, piaghe e ustioni.

Nel settore cosmetico si usa come protettore dai raggi solari, astringente per pelli arrossate e delicate, tonificante per pelli secche.

 

Uso interno: le sommità fiorite.

 

Per la digestione, per la pressione alta.

Infuso - 1g in 100ml di acqua. Una o due tazze al giorno.

Tintura - 20g in 100ml di alcool di 20° a macero per 5 giorni. Un cucchiaino dopo i pasti.

Avvertenza - Non superare le dosi indicate.

 

Uso esterno: le sommità fiorite.

 

Per piaghe, ferite e scottature.

Decotto - 5g in 100ml di acqua. Fare lavaggi, applicare compresse imbevute di decotto.

Tintura oleosa - 30g in 100ml di olio di oliva. Aggiungere 10g di vino bianco e lasciare al sole per 15 giorni, agitando di tanto in tanto, quindi filtrare. Applicare con lievi frizioni sulle parti interessate.

 

Uso cosmetico: Il decotto o l'olio normalizzano gli eritemi solari e hanno una valida funzione astringente ed eudermica sulle pelli senescenti.

 

Note storiche. Il Mattioli nel discorsi gli attribuisce proprietà diuretiche, antimalariche; lo raccomanda come emmenagogo e nelle ustioni. Alcuni autori fanno derivare la parola iperico da ypèr, sopra, eicòn, immagine, forse intesa nel senso di spettro, fantasma; anche qui, ovviamente, si ravvisa il senso magico della pianta: «Quasi sit super spectra» (come se fosse stregoneria) e “Scripsere quidam hypericum ades adisse demones, ut eius suffitux statim evolent, quam quibusdam fuga demonium vocari coepit». (Alcuni scrissero che, a tale segno, l'iperico si adatta ai demoni che in virtù del suo suffumigio volano via rapidamente, per la quale cosa da certuni cominciò a essere indicata come la pianta che fuga il de¬monio.) Linneo, invece, dà come etimologia il greco iypèr, sopra e eicòs, somiglianza, nel senso che sui petali è visibile un elemento simile a un'immagine; infatti «ico» risale al verbo èico che significa sembro simile a, appaio. Ancora il Mattioli così racconta: «Scrivono alcuni essere l'Hyperico tanto in odio ai diavoli che abbruciandosi e facendosi fomento con esso nelle case, ove si sentono, subito se ne partono via, e però chiamato da alcuni cacciadiavoli, o'vero fugademoni». Nel 1732, per difendersi dai malefici, si consigliava: «Amatisto grano uno, Gagate once due; Bezoar once Una, Morsus Diaboli once una. Coralli oncia una. Oro, Mirra, Incenzo ana once due. Ruta e Perforata (Iperico) an, manipoli uno, delle quali cose la metà riducasi in polvere da metter né letti; e l'altra metà ponisi ne' cantoni». Ma l'iperico non veniva usato soltanto come
pianta magica, infatti le sue proprietà vulnearie erano ben conosciute e apprezzate fin dal XVI secolo. Andrea Murray scrive nell’Apparatus Mediàamentum tam Simplicium (1795) che la tintura o l'olio o il balsamo di iperico e anche l'empiastro si rivelano utili nella terapia delle ferite, delle ustioni della pelle e nelle ulcere. È dello stesso anno un Ricettario Senese in cui si ritrovano svariate composizioni quali: olio di Iperico composto, olio della Spagnola (indicato nelle ferite e nei traumi) e il balsamo dei Piccolomini che così viene eti¬chettato: «Sana in poco tempo le ferite, le conserva dalla corruzione, leva il dolore, modifica, incarna e cicatrizza».

 

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