LAVANDA

E’ una pianta con una base legnosa bruna e senza foglie da cui si sviluppano numerosi fusti erbacei, alti fino a 70cm, a sezione quadrangolare e grigio-pubescenti.

Le foglie sono opposte, lanceolato - lineari gradatamente ristrette in un apice acuto, con il margine ripiegato e rivolto verso la superficie inferiore; ambedue le superfici sono bianco-tomentose, l’inferiore anche ghiandolosa; nei giovani germogli le foglie talvolta sono piane, verdastre e scarsamente pelose.

L’infiorescenza è posta al termine del fusto che nella sua parte superiore manca di foglie; talvolta si hanno infiorescenze laterali inserite all’ascella delle ultime foglie. I fiori sono riuniti in verticilli che nel loro insieme formano una specie di spiga; essi hanno un calice tubulare, tormentoso e di colore bluastro, terminato da cinque denti piccoli e ottusi; la corolla è tubulare e termina alla fauce in due labbra: quello superiore è bilobato, l’inferiore è diviso in tre lobi sottili.

Il frutto è dato da quattro acheni allungati, di colore bruno e lucenti, posti alla base del calice persistente.

Cresce dalla regione mediterranea a quella montana nei luoghi rocciosi e ghiaiosi; è abbondantemente coltivata e frequentemente inselvatichita.

La droga: i fiori.

Le infiorescenze si raccolgono all’inizio della fioritura, in giugno-luglio, recidendole alla base.

Le infiorescenze si fanno seccare, in mazzi, all’ombra; quando i fiori sono ben secchi, si separano facendo passare l’infiorescenza fra le mani. Si conservano in recipienti di vetro al riparo dalla luce.

Proprietà: aromatiche, purificanti, antisettiche, sedative, antispasmodiche.

Principi attivi: olio essenziale (linalolo, geraniolo, borneolo, cineolo, acetato di linalile), curarine, acido ursolico e rosmarinico.

Per uso esterno, soprattutto, i fiori di Lavanda purificano la pelle (sono perciò utilissimi per pelli grasse e acneiche), favoriscono la cicatrizzazione di piaghe e ferite, stimolano la circolazione superficiale in genere e in particolare migliorano la circolazione sanguigna del cuoio capelluto. Sempre per uso esterno la Lavanda è utile per purificare l’alito e la bocca mediante sciacqui e gargarismi.

Per uso interno i fiori di Lavanda sono eminentemente sedativi e antispasmodici, calmano il mal di testa e i crampi intestinali, la nausea, il vomito e il singhiozzo.

Alla Lavanda sono riconosciute anche le proprietà di sedare la tosse, favorire l’espettorazione, attenuare gli eccessi di asma.

In forma di tisana, la Lavanda fluidifica la bile e aiuta il fegato.

L'uso prolungato dei preparati della pianta può dar luogo a fenomeni irritativi a livello gastrico.

Le preparazioni di Lavanda per uso interno vanno usate con cautela: sono sconsigliate se è in atto un qualunque stato infiammatorio.

Uso interno: i fiori.

Come coleretico e blando sedativo.

Infuso – 1g in 100ml di acqua. Una tazzina o una tazza al giorno, evitare un uso prolungato.

Uso esterno: i fiori.

Come blando disinfettante della pelle e delle mucose boccali. Per frizioni antireumatiche.

Tintura – 20g in 100ml di alcool di 30° a macero per 8 giorni. Applicare sulla pelle con un tamponino di cotone.

Uso cosmetico: la tintura viene usata per frizioni sui capelli grassi. I fiori infusi nell’acqua del bagno lo rendono balsamico e purificante.

Note storiche. Conosciutissima fin dall'antichità e usata per mantenere la bellezza e la salute del corpo, la lavanda era molto apprezzata nel XII secolo da S. Ildegarda, per l'odore tipico e le applicazioni mediche. Se ne consigliava l'acqua distillata nella terapia delle congiuntiviti, mentre la Scuola salernitana la prescriveva nella cura delle paralisi. Mattioli scrive: «Riscaldano, aprono, attenuano, risolvono, sono digestive; conferiscono a tutte le malattie del capo provenienti dal freddo; giovano agli epilettici, agli apoplettici, agli affetti dal letargo; corroborano lo stomaco, eccitano l'utero e le menstruazioni; facilitano l'orinazione; in decotto con Marrubio, Cannella, Finocchio e Asparago combattono il morbo regio e il
medisimo decotto si usa nei reumatismi e nel dolor di denti; la loro acqua distillata, insieme a quella di cochlearia, rende la favella perduta e sana il cuore». Nel XVI secolo, nei "Segreti della Signora Isabella Cortese" cosi si consigliava per fare
un'acqua di fiori di lavanda: "Piglia fiori di lavanda verde over secca e poni in infusione in acqua vite perfetta per tre giorni e giongivi acqua rosata damaschina quanta ti piace, et ogni cosa lambicca per bagno maria, overo al naso del lambicco ponigli muschio o garofogli, o cannella come a te piacerà, ponendola a purgarsi al sole».
Donzelli, nel Teatro farmaceutico dogmatico e spagirico, scrive che la Lavanduia officinalis: «Corrobora il capo e tutti i nervi ungendosene la nuca; giova a dolori articolari, scalda lo stomaco, li reni, fegato, polmone e caccia i vermi».
E così ne consigliava la preparazione: «Piglia fiori di Lavandola libra 1, zucchero libre 3. Si cuoce il zucchero a cottura
di Manus Christi e si lascia raffreddare e poi vi si mischiano i fiori sani et si fanno cuocere poco perché così facendo resta il colore nativo. Scalda il cerebro, il ventricolo, il fegato, la milza, l'utero e giova alla soffocatione di vista, come anche alla apoplessia et alla durezza della milza». Alla fine del XVIII secolo erano in voga, per profumare gli ambienti, delle particolari composizioni profumate chiamate potspourris e la lavanda era una delle piante più utilizzate. Un potpourri alla lavanda, secondo una vecchia ricetta, riportata dal Rovesti, era così composto: «Si ponga in un boccale, a strati alternati con sale da cucina, grossolanamente pestato, un pugno di fiori d'arancio, uno di fiori di violetta, uno di fiori di gelsomino, quindi gr. 60 di radice di Ireos, e gr. 60 di Benzoino, 8 gr. di Muschio, 8 gr. di fiori di Garofano, un pugno di radice d'Angelica, quattro pugni di fiori di Lavanda, mezzo pugno di fiori di Rosmarino, mezzo di foglie e di bacche di Alloro, tre aranci preventivamente seccati al forno».

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