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MAIS o MAYS Zea mays L.
Inglese: Indian Corn, Maize. Habitat e descrizione. Pianta annuale di origine americana, ma è comune anche in molti paesi europei; è una specie che può raggiungere anche i 3 metri di altezza. Presenta un colmo eretto, con nodi da cui nascono foglie; queste sono lanceolate, acuminate, alterne e con piccole ligule. È dotata di fiori maschili e femminili; i maschili sono riuniti in una pannocchia apicale, i femminili sono raccolti in spighe e sono avvolti in brattee cartacee. Le cariossidi sono prismatiche e di color arancione. È raccolta in settembre. Note storiche. Il mays è una pianta originaria delle regioni centro-americane: Messico, Guatemala, Antille; sappiamo, dalle relazioni dei cappuccini che accompagnavano, sistematicamente, le spedizioni esplorative con il compito di dare informazioni, ma anche di procedere all'evangelizzazione degli indigeni, che veniva coltivata in Perù, dove gli Indios utilizzavano gli stili come stupefacente. Spesso inalavano i vapori dell'alcaloide che producono eccitazione psichica fino al delirio. Nell'Amazzonia i Kachinawa di Felizardo compiono riti con i corpi dei morti: essi fanno un festino, cuociono i cadaveri e banchettano con le loro carni, indi abbrustoliscono le ossa e dopo averle polverizzate le mescolano alla bevanda Inebriante di mais. Nell'antico Perù, gli Incas, durante i riti religiosi, offrivano al dio Sole la «Chicha», un tipo di birra fatta di mais. In Gumana la pianta è detta donachi (dai Galibis) e manichi dagli Arrouagues, in Spagna viene chiamata trigo de indians. Mais o mays deriva da mahiz, nome haitiano, ezea o zeja trae origine dal verbo greco zào, che vuol dire «traggo la vita», ciò in virtù delle caratteristiche alimentari della pianta considerata un alimento essenziale. Presso i Maya il mais godeva di grande prestigio; esso, infatti, rappresentava il fulcro dell'economia, ed era al centro di un vero e proprio culto. Sappiamo che le offerte agli dèi della terra e il digiuno erano normali rituali che precedevano sia la preparazione che la semina del campo di mais. Il Mattioli (che lo chiamò "grano delle Indie"), così scrive del granoturco: «Fanno i villani della farina di granoturco, non solamente pane, ma anchora la polenta, del che vivono il verno. Pestanlo anchora e sguscianlo, e lo cuocono ne i brodi della carne, come si fa con il riso, e con l'orzo, e se lo mangiano nelle minestre, ma bisogna cuocerlo di sorte, che i grani restino interi, e non si spolpino». Per quanto riguarda la denominazione «grano di Turchia» o «granoturco», è stato ipotizzato che questo nome deriverebbe dal fallo che gli strimmi del mais assomigliano alle barbe dei Turchi. E la Storia naturale medica (1896) ci fa sapere che gli stimmi «si impiegano come diuretici in siroppi e infusioni».Il mais è estesamente coltivato nell'Italia settentrionale dove è impiegato soprattutto per l'alimentazione degli animali; si fa però anche un grande uso della sua farina per preparare la polenta: nel secolo scorso, le popolazioni più povere di queste regioni che si nutrivano prevalentemente di polenta venivano colpite da una grave malattia, la pellagra, caratterizzata da una sindrome clinica comprendente diarrea, dermatite, demenza. Si deve a Funk, nel 1912, l'ipotesi dell'esistenza di un fattore vitaminico (presente soprattutto in carne, pesce, cereali, lievito) in grado di prevenire questa malattia. Tale sostanza fu detta vitamina PP (acido nicotinico), cioè «fattore preventivo della pellagra». E interessante però constatare che in Messico, ove si fa un abbondante uso di mais, la pellagra ha una bassa incidenza. La spiegazione di ciò si deve al fatto che i messicani, prima di cuocere le famose «tortillas», trattano il mais con acqua di calce. In questa maniera si libera dal mais vitamina PP (in grado di essere assorbita) dal complesso indissociabile di cui fa parte. Attualmente la pellagra, pur considerando la carenza di vitamina PP come momento essenziale per il suo instaurarsi, viene ritenuta una sindrome da malnutrizione. Parti usate. Stili e stimmi dei fiori femminili (barba di meliga). Componenti principali. Lipidi (acido linoleico, palmitico, laurico), idrocarburi, fitosteroli (beta-sitosterolo), glucidi, alcaloidi, betaina, allantoina, enzimi (perossidasi e ossidasi), potassio, sodio, calcio, magnesio, ferro, cloro, silicati; antociani, saponine, vitamine K e C, acido malico e acido tartarico. Indicazioni terapeutiche. Diuretico, può essere utilizzato, con successo, nell'iperuricemia, gotta, litiasi renale, nefriti, ipertensione. Importanti risultati si ottengono nell'insufficienza cardiaca con edemi, nell'albuminuria, nelle prostatiti, nell'ipertrofia prostatica e nelle cistiti. Il mais, infine, possiede attività antibiotica, anche se il principio non è stato ancora accuratamente definito. Si prepara in infuso o in decotto. L'olio di mais, utilizzato nella dieta, non solo previene le patologie cardiovascolari ma contrasta efficacemente l'instaurarsi dell'arteriosclerosi. La pelle secca e senescente diventa più morbida ed elastica con l'olio di mais, applicato con un leggero massaggio anche due volte al dì.
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